lunedì 22 ottobre 2018

Si può conciliare il lavoro di mamma con la propria professione? 


Ti racconterò la mia storia.

Sono una psicologa psicoterapeuta e quattro anni fà sono finalmente diventata mamma. Dico finalmente perché ho sempre sognato di essere una mamma e di avere una famiglia numerosa con tanti bambini. Nelle mie fantasie mi vedevo "mamma" e "lavoratrice" in carriera, capace di gestire tutto e senza bisogno di nessuno. Nella realtà conciliare la vita lavorativa con le esigenze del mio amato bambino si è rivelato molto più difficile del previsto. La nascita ha sconvolto tutti i ritmi familiari, e ci è voluto qualche tempo per adattarmi ai nuovi ritmi.
I primi mesi di vita del bambino mi sono dedicata completamente a lui, ad allattarlo e accudirlo perché bisognoso di contatto e cure. Ammetto di aver lasciato il lavoro per almeno un anno. Ero molto stanca e sconvolta dal parto e dai nuovi ritmi.
La mia vita lavorativa è rallentata e si è modificata, ma non ho mai pensato di mollare. Non è facile conciliare le due realtà, ma è possibile. 
 Come? Come sono sopravvissuta?

👉Accettando di rallentare a livello lavorativo senza abbandonare mai. Il  bambino cresceva e non aveva bisogno di me allo stesso modo. Gradatamente alla sua crescita, mi prendevo più spazi e tempo per lavorare. Il tutto è avvenuto molto gradatamente
👉Pianificando la giornata e gli impegni: facevo una lista delle cose da fare durante la giornata stabilendo un ordine di priorità e delegando tutto ciò che non potevo realizzare
👉 Ho modificato uno stereotipo che incrementava in me tanti sensi di colpa " Una brava mamma sta a casa con il suo bambino sempre".  Ho capito sulla mia pelle che per essere una mamma serena è necessario sentirsi soddisfatta come donna e a livello professionale. Quindi ho cercato ogni tipo di aiuto, nonni, baby sitter, nido, marito, pur di continuare a mantenere il mio lavoro.
👉Accettando di non dover essere perfetta sempre e comunque: per esempio posso dimenticare qualcosa che riguarda la gestione della casa ma vado bene lo stesso.  Ho cercato di superare i sensi di colpa nei confronti di mio marito non attribuendo più tutta la responsabilità solo a me stessa:  non vivo sola in casa, ho un marito! 
👉 Modificando i sensi di colpa nei confronti di mio figlio: lasciarlo per qualche ora non significa abbandonarlo o non essere una buona mamma. Anche questo punto non è stato facile per me, ma state tranquille per questo vi aiuterà il vostro istinto e il vostro bambino💜. Per me è stato così.
Non esiste una formula magica efficace per tutte, ma ascoltando le storie di altre mamme lavoratrici  si possono avere spunti di riflessione e rinforzare la fiducia in noi stesse. 

Anche io sono in cammino e sapere che sentirmi realizzata professionalmente mi rende più serena come madre è la base per continuare e impegnarmi a non mollare😊

mercoledì 17 ottobre 2018

Avere il coraggio di essere se stessi

Da dove possiamo partire per incrementare l' autostima?
Il primo passo è avere il coraggio di essere se stessi. 

Ma cosa significa esattamente?
Per iniziare è importante un lavoro quotidiano di consapevolezza, tralasciando il confronto con gli altri e abbandonando un pensiero negativo e giudicante su di sé.

Come? 
  1. Potreste iniziare da oggi a riconoscervi almeno una qualità positiva al giorno. L'autostima è la stima che una persona ha di sé, è la risultante dell'interpretazione rispetto all'aspetto fisico, alle competenze, e rispetto ai risultati ottenuti. Iniziare a riconoscere il positivo che è in voi è un inizio per incrementare l'autostima.
  2. Concentratevi e descrivete una situazione nella quale vi siete sentiti fieri di voi o avete avuto successo
  3. Concentratevi sul messaggio più positivo che i vostri genitori vi hanno trasmesso
  4. Rinunciate alle manie di perfezionismo che vi portano a credere di non essere abbastanza. Da oggi il messaggio può essere "ho il diritto di fare bene, nessuno mi chiede di essere perfetto".
E per iniziare a lavorare su di voi vi lascio questa breve storia:

Un re andò nel suo giardino e trovò alcuni alberi e delle pianticelle morenti mentre alcuni fiori erano appassiti. cominciò a chiedere alle piante la ragione di questo stato. La quercia disse che stava morendo perché no  poteva essere alta come il pino. Osservando il pino, il re lo trovò sofferente, perché non poteva portare i grappoli come la vite, e la vite stava morendo perché non poteva fiorire come la rosa.
Infine trovò una pianta di viola, fresca e fiorente come sempre. alla domanda del re la pianta rispose: "mi è sembrato scontato che quando tu mi hai piantato volevi una viola. Quando hai desiderato una quercia, un pino, una rosa, hai piantato quelle. allora ho pensato: visto che non posso fare altro che ciò che sono, cercherò di manifestarmi al meglio di me stessa".


sabato 13 ottobre 2018

Il miracolo non è quello di camminare sulle acque, ma di camminare sulla terra verde nel momento presente e d’apprezzare la bellezza e la pace che sono disponibili ora.


(Thich Nhat Hanh) 

A cosa prestate attenzione nella vostra vita?

Vi è mai capitato di sentirvi molto sfortunati e di vedere solo quello che non va o che non vi piace? Come se non funzionasse niente tanto da sentirvi un completo fallimento? 

Tutto questo rende difficile vivere nel presente.

Un utile esercizio in questi momenti è elencare quello che avete. Non sarà facile ma è importante ritagliare qualche minuto  e scrivere su un foglio ciò che si ha. Scrivere  e poi rileggere vi tornerà utile per  bloccare il pensiero negativo e sopportare meglio la tristezza.

Quindi quanto tempo vi dedicate a riflettere su ciò che avete? 

Se la risposta è mai, allora da oggi  dovreste organizzare meglio il tempo e ritagliarvi qualche minuto e riflettete su:

 👉tutto ciò che avete intorno a voi oggi
👉gli obiettivi che avete raggiunto ad oggi
👉tutte le cose belle e positive che oggi sono intorno a voi, anche se piccole, anche se diverse dal vostro ideale, ma comunque belle



  



lunedì 8 ottobre 2018


"Come si fa, quando non si ha mai rischiato nulla nella vita, a incominciare a rischiare? che cosa può dare la spinta, lo slancio per portarsi ai limiti del familiare, e uscirne?
Per molte donne è un senso di disperazione" ( Colette Dowling "il complesso di Cenerentola")


Vi è mai capitato di non sentirvi realizzate a livello professionale? di sentirvi bloccate, con sensi di colpa verso il vostro compagno e figli? Volervi realizzare ma non capire perché non riuscite a trovare una soluzione? 

La ricercatrice e scrittrice Colette Dowling parla di  Complesso di Cenerentola. 


Di cosa si tratta?

 E'  il bisogno di trovare  "un principe azzurro" che "ci  salvi", ci ami e ci protegga. 


Secondo la scrittrice questo bisogno nasce da una forte ansia per il futuro e dalla paura inconsapevole di essere indipendenti. Essere indipendenti significa farcela da sole e questo spinge, in modo inconsapevole, alla ricerca di sicurezza in un compagno o marito. Si tralascia la propria realizzazione perché si ha paura del futuro, e si preferiscono ruoli come quello di madre e  di moglie, che rappresentano ruoli stabili e certi. 
Il bisogno di appoggiarci a qualcuno ha origini nell'infanzia e ci porta a un riduzione dell'autostima. Ci sentiamo in difficoltà  nell' assumerci delle responsabilità e il senso di inefficacia ci blocca a livello personale e professionale. E la dipendenza dall'altro non è più solo economica ma anche emotiva.
Le conseguenze per non aver realizzato sé stesse si manifestano con il tempo: delusione, frustrazione e tristezza.

Che cosa fare?

Se ti sei identificata in questa descrizione, ecco alcuni consigli che possono aiutarti

👉Diventare consapevoli del timore di restare sole: questo è il primo passo verso l'indipendenza
👉il bisogno di essere "salvata"può capitare  ma non come costante
👉Darsi degli obiettivi senza avere paura di fallire: quindi mettete in discussione tutti i pensieri negativi che vi fanno vedere il futuro come catastrofico.
👉Partire da ciò che vi piace senza chiedere necessariamente l'approvazione altrui

Se vuoi saperne di più  o ai dubbi e domande sono a tua disposizione


giovedì 4 ottobre 2018

Paura



"Fai almeno una volta al giorno una cosa che ti spaventi e vedrai che troverai la forza per farne altre" (Chiara Parenti - Per lanciarsi dalle stelle)












 Se la paura di sperimentarti in ciò che è nuovo è una costante fissa, leggi questo romanzo, ti aiuterà a capire come la vera forza per superare le paure inizia agendo!

😊Buona lettura e fammi sapere cosa ne pensi

mercoledì 3 ottobre 2018

Posso cambiare la mia vita?


Vi è mai capitato di voler affrontare un cambiamento, come smettere di fumare, cercare un nuovo lavoro, iniziare un nuovo piano alimentare o mettere fine ad una relazione nociva, senza riuscirci? 


Vi siete imbattuti in una forma di resistenza al cambiamento, ma niente di grave si può risolvere!

In questo post vi parlerò proprio del perché ci venga più naturale mantenere uno status quo e come agire per promuovere il cambiamento.  

Per spiegarvi il perché della resistenza al cambiamento partirò da un piccolo esperimento: prendete un libro e iniziate a leggerlo  seduti sul vostro divano tenendo le braccia conserte. In questa posizione starete comodi. Ora vi chiedo di  poggiare il libro per terra, incrociare le braccia sulla schiena e le gambe incrociate in posizione del fiore di loto.
Come vi sentite? Scomodi? Di sicuro si, e se vi dovessi chiedere di scegliere se leggere seduti su un divano a braccia conserte o se leggere nella seconda posizione, quasi tutti scegliereste la seconda. Perché? Perché è la condizione alla quale siete più abituati e perché è la più comoda😉

Quindi perché fatichiamo a cambiare?  
Perché mettere in atto un nuovo modus operandi significa abbandonare un' abitudine consolidata nel tempo che da sicurezza e tranquillità.  Significa rinunciare a qualche comodità,  mettere in discussione certezze e i nostri punti di vista, significa andare incontro all'incognita del futuro senza sapere se il cambiamento  ci porterà qualcosa di positivo. Ed è proprio questa paura per il nuovo che non ci permette di metterci in gioco e di abbandonare l'abitudine.
E' certamente più semplice seguire le nostre abitudine, ma alle volte è bene anche metterle in discussione. Quando? Quando è l'unico modo per sentirsi realizzati. Le abitudini possono limitarci, ci fanno sentire sicuri ma possono procrastinare la realizzazione dei nostri sogni e ci portano a non essere soddisfatti della vita. Ed è per questo che è necessario metterle in discussione in questi casi e attivare un cambiamento. 
Può sembrare difficilissimo  ma con un passo alla volta è possibile.

Da dove iniziare?

👉Nessuno può cambiare in una volta sola.  E' necessario partire dall'abitudine che ora è più nociva per te e che non ti permette di crescere. Impegnati a cambiarla.
Per esempio se vuoi iniziare una dieta e non riesci perché ti ripeti "non ho tempo per cucinare, sono stanca, non serve a niente, cosa dico agli amici che mi inviteranno a cena, basta ora non ci voglio pensare" prendi consapevolezza della tua resistenza e ricorda l'esperimento di prima. 
Stai cercando scuse perché hai paura di fallire, non sai come andrà. Ma se rimandi l'azione, alla fine della giornata ti sentirai insoddisfatta e triste. Prova a ritagliare dello spazio per te. Magari puoi iniziare a cucinare qualcosa di sano dalla sera prima. Se ti senti stanca rilassati qualche minuti e poi pianifica la tua azione. 

👊Una volta scelta l'abitudine da cambiare non tornare indietro nonostante le tentazioni, che saranno tante;

Non giudicarti negativamente se inizialmente non riuscirai a far diventare tua una nuova abitudine. Cambiare un'abitudine è un processo non un evento.

😇Non è importante essere perfetti. Fare qualche errore nel tuo cammino non avrà alcun impatto misurabile a lungo termine sulla acquisizione della nuova abitudine. Cerca di essere comprensivo con te stesso.

Ricorda di concederti una ricompensa a fine giornata anche verbale, come "brava" : il tuo piano è il cambiamento!

Ti è familiare questa situazione? Ti senti così anche tu? Quale abitudine vorresti cambiare?

BUON CAMBIAMENTO😊

martedì 2 ottobre 2018

Come possiamo allenare la resilienza?


Vi è mai capitato di dover affrontare un cambiamento imprevisto? Un evento negativo o stressante? Qualsiasi evento che vi abbia messo a dura prova?

Se la risposta è SI, saprete sicuramente quante emozioni vi assalgono come tristezza, ansia, frustrazione e come queste vi fanno sentire inadeguati e incapaci di poter affrontare il presente.
Cercate disperatamente soluzioni ma continuate a stare bloccati e a rimuginare sul negativo, strategie che non si rivelano efficaci, ma anzi, contribuiscono a  bloccarvi  e  a mettere in pausa la vostra vita.
Nelle occasioni difficili è importante portare fuori tutta la vostra energia e incrementare la vostra resistenza.
La capacità di resistere al cambiamento e di trasformare il negativo in  positivo si chiama in termini psicologici RESILIENZA.
La resilienza vi permette di cogliere il positivo, di adattarvi e vedere capacità che pensavate di non possedere. E' importante allenarci ad essere resilienti.

💁Quindi come possiamo allenarci nella quotidianità a
essere più resilienti? 

👊NON LAMENTATEVI: lamentarsi di una situazione o di quanto siete stati sfortunati incrementa il malessere. Provate  invece a concentrare l'attenzione sulle soluzioni partendo da ciò che possedete.

💪NON GIUDICATE LA SITUAZIONE: non giudicate la situazione come sbagliata, ingiusta, e così via. Cercate di dare una nuova interpretazione alla situazione, di vedere la realtà da una nuova prospettiva. 

💫CONCENTRATEVI SUL POSITIVO: prendete questo momento negativo come un momento di crescita, un'opportunità per scoprire lati della vostra personalità che non conoscete ancora.

BUON LAVORO!!