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sabato 26 febbraio 2011

SONNO E INSONNIA

Dormire rappresenta un attività essenziale e fondamentale per il nostro organismo quanto il mangiare e bere.
Durante il sonno si verificano  una serie di processi fisici che, determinano un rallentamento di tutte le attività del corpo e del cervello, permettendo all'intero organismo di riposare. La mancanza di riposo cronica, oltre a ridurre le difese immunitarie, produce conseguenze negative sulla concentrazione, sulla capacità di decisione e sull'efficienza.






Ma cos’è il SONNO?
È uno stato dell’organismo caratterizzato da una ridotta reattività agli stimoli esterni e da uno stato di coscienza modificato.
Il sonno è definito come uno stato di riposo contrapposto alla veglia. In realtà questa definizione, come altre definizioni che si possono trovare su vari dizionari (periodica sospensione dello stato di coscienza durante la quale l'organismo recupera energia; stato di riposo fisico e psichico, caratterizzato dalla sospensione, completa o parziale, della coscienza e della volontà, dal rallentamento delle funzioni neurovegetative e dall'interruzione parziale dei rapporti sensomotori del soggetto con l'ambiente, indispensabile per il ristoro dell'organismo) non è completamente vera. Come la veglia, infatti, il sonno è un processo fisiologico attivo che coinvolge l'interazione di componenti multiple del sistema nervoso centrale ed autonomo. (Tratto da Wikipedia).
Il sonno si instaura periodicamente regolato dai ritmi circadiani influenzati dal ciclo luce/oscurità.
Ognuno di noi ha un tipo di sonno, infatti le persone possono essere suddivise in due categorie:

§  Gufi (tipo serale)
§  Allodole (tipo mattutino)


Quando la regolazione sonno veglia viene alterato?
Escludendo patologie mediche (patologie endocrine, cardiologiche,  neurologiche, etc.) e l’utilizzo di farmaci, lo STRESS e la SOFFERENZA EMOTIVA possono alterare questo ciclo comportando un’iperattivazione appena prima di recarsi a dormire.
Ma anche lo stile di vita (alimentazione, esercizio fisico, orari di sonno) possono modificare il ciclo
sonno /veglia.
Il bisogno di sonno di un uomo adulto in media è di circa 7-8 ore. Le condizioni attuali di vita spesso non permettono di soddisfare le individuali esigenze di sonno.
È dimostrato (Bonnet, 2000), che la deprivazione di sonno incide sulla qualità di vita, sulle funzioni cognitive e determina una sensazione crescente di sonnolenza e desiderio di dormire.


Cos’è l’ insonnia?
Fra i vari disturbi del sonno abbiamo l’insonnia. Si può parlare di insonnia quando l’effettiva deprivazione di sonno comporta danni a livello fisiologico (problemi gastroenterici, cefalea, respiratori) e cognitivo/psicologico (dimenticanze, disforia, irritabilità).
È importante valutare la presenza di depressione e ansia, poiché rappresentano fattori predisponenti all’insonnia. Fra le varie cause abbiamo lo stress e l’uso di sostanze.

Come si può curare? Trattamento Cognitivo Comportamentale
L’obiettivo principale è modificare atteggiamenti e credenze riguardo il sonno per ridurre lo stato di vigilanza emotiva che ostacola il sonno.
Le principali credenze sulle quali si lavorerà sono:
ü  aspettative irrealistiche sulla necessità di sonno
ü  convinzioni errate sul disturbo del sonno
ü  false attribuzioni sulle cause dell’insonnia
ü  attribuzioni erronee rispetto ai deficit diurni
Il trattamento prosegue con un programma che riguarderà l’igiene del sonno: ciò si lavorerà su quali comportamenti potenziare nelle ore notturne per favorire il sonno e quali invece eliminare. Risulta fondamentale per una buona igiene del sonno rispettare norme ambientali, dietetiche e comportamentali.
Per contribuire a migliorare il sonno sono fondamentali tecniche di rilassamento che consentono la disattivazione fisiologica e cognitiva. Il rilassamento dovrebbe avere luogo almeno 60 - 90 minuti prima dell’addormentamento in modo da distaccarsi gradualmente dalle attività della giornata.


mercoledì 16 febbraio 2011

Trauma

IL TRAUMA PSICOLOGICO
Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, IVª Edizione (DSM-IV), definisce in modo più ristretto il trauma come “un fattore traumatico estremo che implica l'esperienza personale diretta di un evento che causa o può comportare morte o lesioni gravi, o altre minacce all'integrità fisica; o la presenza ad un evento che comporta morte, lesioni o altre minacce all'integrità fisica di un'altra persona; o il venire a conoscenza della morte violenta o inaspettata, di grave danno o minaccia di morte o lesioni sopportate da un membro della famiglia o da altra persona con cui è in stretta relazione”.

Tipi di trauma
1.    eventi accaduti direttamente alla persona (senza essere limitati ai seguenti):
combattimenti militari, aggressione personale violenta (violenza sessuale, attacco fisico, scippo, rapina), rapimento, essere presi in ostaggio, attacco terroristico, tortura, incarcerazione come prigioniero di guerra o in un campo di concentramento, disastri naturali o provocati, gravi incidenti automobilistici, ricevere una diagnosi di malattie minacciose per la vita.
Per i bambini, gli eventi traumatici dal punto di vista sessuale possono includere le esperienze sessuali inappropriate dal punto di vista dello sviluppo senza violenza o lesioni reali o minacciate.
2.    eventi accaduti in qualità di testimoni (senza essere limitati ai seguenti): l'osservare il ferimento grave o la morte innaturale di un'altra persona dovuti ad assalto violento, incidente, guerra o disastro, o il trovarsi di fronte inaspettatamente a un cadavere o a parti di un corpo.
3.    eventi di cui si è venuti a conoscenza (senza essere limitati ai seguenti): aggressione personale violenta, grave incidente, o gravi lesioni subiti da un membro della famiglia o da un amico stretto; il venire a conoscenza della morte improvvisa, inaspettata, di un membro della famiglia o di un amico stretto; oppure il venire a conoscenza di una malattia minacciosa per la vita di un proprio figlio. Il disturbo può risultare particolarmente grave e prolungato quando l'evento stressante è ideato dall'uomo (per esempio, tortura, rapimento).

Risposta al trauma
Il Disturbo Post Traumatico da Stress, secondo il DSM IV, si presenta per più di un mese con evitamento persistente degli stimoli associati con il trauma e attenuazione della reattività generale, come indicato dai seguenti elementi:

ü  Sforzi per evitare pensieri, sensazioni, o conversazioni associate al trauma,
ü  Sforzi per evitare attività, luoghi, o persone che evocano ricordi del trauma,
ü  Incapacità nel ricordare aspetti salenti del trauma,
ü  Affettività ridotta,
ü  Distacco dagli altri,
ü  Sentimenti di diminuzione delle prospettive future.

Sono presenti sintomi come irritabilità, umore depresso, difficoltà ad addormentarsi, difficoltà a concentrarsi, esagerate risposte di allarme.


Trattamento

EMDR

La ricerca scientifica ha stabilito che il trattamento supportato empiricamente ed Evidence Based per il Disturbo Post Traumatico da Stress sia l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Re processing) (Shapiro, 1987).
L’EMDR lavora sul ricordo dell’esperienza traumatica che ha contribuito a sviluppare la patologia e il disagio attuale.
È un approccio terapeutico integrativo, distinto in otto fasi, nel quale la stimolazione bilaterale e solo una delle sue componenti.
L’EMDR si basa sulla stimolazione alternata dei due emisferi cerebrali per elaborare l’informazione legata ad esperienze traumatiche o stressanti non elaborate completamente.


Intervento Cognitivo Comportamentale
L’intervento cognitivo comportamentale si pone come obiettivo quello di ridurre l’ansia e altri possibili sintomi legati all’evento traumatico.
Tecniche applicate:
Esposizione in immagini: attraverso tale tecnica il soggetto viene esposto al ricordo del trauma attraverso resoconti verbali e immaginativi
Esposizione in vivo: tale tecnica consiste nel confronto graduale e controllato con le situazioni ansiogene precedentemente evitate dal soggetto;
Ristrutturazione cognitiva dei pensieri: individuazione e ristrutturazione delle credenze e assunzioni distorte del soggetto circa se stesso, gli altri e il mondo