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martedì 30 maggio 2017

Come raggiungere gli obiettivi: mollare la presa per sentirsi bene!


Nell'arco della nostra vita ci sarà capitato di  essere bloccati, sempre al punto di partenza. 
Come se  fossimo su una barca e cercassimo di  allontanarci ma senza alcun risultato; cosa ci succede?La risposta sta nel fatto che non ci siamo resi conto di non aver  lasciato gli ormeggi. Pertanto nonostante gli sforzi il risultato non cambia. Resteremo bloccati sprecando energie  iniziando a credere di non avere le capacità di farcela. Gli ormeggi sono le NOSTRE convinzioni limitanti trasmesse dalla famiglia e dalla società.
Come l'uomo sulla barca non si rende conto che non ha lasciato gli ormeggi così noi non ci rendiamo conto di aver interiorizzato e accettato  convinzioni limitanti.

Quindi  come si fa a  lasciare gli ormeggi, a lasciare le convinzioni limitanti? 
Il lavoro che dovremmo iniziare a fare è quello di prendere consapevolezza delle convinzioni limitanti che ci bloccano e limitano nel raggiungere gli obiettivi e metterle in discussione.  Alcune delle nostre convinzioni  ci tengono prigionieri e bloccati sempre sullo stesso punto. 
Per esempio: 

  1. la felicità non esiste, 
  2. non riuscirai mai a trovare una soluzione, 
  3. è colpa tua se gli altri stanno male, 
  4. bisogna sempre aiutare gli altri e così via. 


Provate ora a riflettere su quali messaggi avete ricevuto e avete trasformato in convinzioni limitanti?
Tali convinzioni  condizionano il vostro comportamento, vi caricano di sensi di colpa e di emozioni negative?
Se si, è il momento di  "mollare la presa" e cioè  scegliere di lasciar andare.
Per esempio di fronte ad una situazione difficile sulla quale non abbiamo controllo decidere che è più importante la propria pace interiore e tranquillità. Mollare la presa significa anche accettare la realtà, infatti gran parte della sofferenza è causata dalla resistenza alla realtà.

Cosa  ci lega alle convinzioni limitanti?
Per rispondere  utilizzo un piccolo acronimo FOG utilizzato negli Stati Uniti che significa "nebbia" molto utile per capire cosa ci blocca dal abbandonare le convinzioni limitanti.

F= sta per "fear" paura. 
Quali sono le paure reali e immaginari che vi impediscono di mollare la presa?

O= sta per "Obligations obblighi. quali  obblighi vi impediscono di mollare la presa e andare avanti? Quali potete conservare perché coerenti con ciò che siete e quali potete eliminare dalla vostra vita?

G= sta per "guilt" colpa. Accettiamo paure e obblighi inutili perché altrimenti ci sentiremo in colpa. Colpevoli di far star male qualcuno, di non accontentare tutti e di dispiacere i nostri genitori.

Questo lavoro non è facile ed è per questo che lo psicologo può aiutarvi e supportarvi elaborando insieme le strategie migliori. Per un'iniziale presa di coscienza vi suggerisco di leggere " Quaderno d'esercizi per mollare la presa" e per qualsiasi aiuto o supporto resto a vostra disposizione.



lunedì 29 maggio 2017

STRESS

Capita spesso di sentirsi dire da amici e parenti  "tu sei stressata" quando si riferisce di non stare bene e di avere  mal di stomaco, dolori intestinali, tachicardia, insonnia, poca voglia di lavorare e così via. 

Ma cos'è lo stress e come si correla con queste manifestazioni?
Lo stress è una risposta psicofisica naturale e in alcuni casi ha la funzione benefica di attivare risorse e guidarci alla risoluzione di problemi. In questo caso lo stress è positivo e lo stimolo esterno è percepito come affrontabile e gestibile dalla persona. per esempio una promozione sul posto di lavoro.
ci sono però anche  stressor  nocivi  che determinano un’attivazione eccessiva dell'organismo così da comprometterne il buon funzionamento e le difese immunitarie.
Le manifestazioni somatiche ed emotive di disagio che ne conseguono vanno interpretate come un  tentativo  di  adattamento della persona a eventi esterni percepiti come eccessivi. 

Gli eventi   stressanti per la maggior parte delle persone possono essere  sia eventi piacevoli come il matrimonio, la nascita di un figlio o un nuovo lavoro, sia quelli spiacevoli come la morte di una persona cara, una separazione o il pensionamento. Ma in ogni caso è tutto soggettivo e dipendente dalle caratteristiche della persona in quel momento della sua vita.
Possiamo identificare come fonti frequenti di stress anche alcuni fattori fisici: il freddo o il caldo intensi, l’abuso di alcol o il fumo, ma anche serie limitazioni nei movimenti. Esistono inoltre fattori ambientali che ci espongono al rischio di stress, pensiamo ad esempio alla mancanza di un’abitazione, agli ambienti molto rumorosi, a livelli di inquinamento elevati. Ricordiamo, infine, le malattie organiche e i cataclismi.

Il primo a parlare di stress fu Selye, medico austriaco,  nel 1956 in " The stress of life"  identificandolo  come una Sindrome Generale di adattamento definita  da 

"risposte aspecifice dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso (Selye, 1976)".
La sindrome si evolve in tre fasi:
  1. Allarme: l'organismo risponde alle richieste dell'ambiente con meccanismi  di fronteggiamento sia fisici che mentali. Ad esempio con l'aumento del battito cardiaco, della pressione sanguigna o del tono muscolare.
  2. Resistenza: il corpo combatte per contrastare gli effetti negativi dell'affaticamento prolungato
  3. Esaurimento: se le sollecitazioni sono prolungate nel tempo, la persona subirà conseguenze sia a livello fisico che psichico. Le manifestazioni di malessere comuni sono  ansia, panico, depressioni.

Quali soluzioni adottare?



Innanzitutto è fondamentale saper riconoscere lo stress e  quale fase stiamo vivendo. Questo lavoro può richiedere un aiuto psicologico per elaborare vissuti emotivi negativi  e apprendere alcune strategie che ci permettano di fare un passo indietro e non essere travolti da ciò che accade, ad esempio praticando tecniche di rilassamento. Come per esempio il training autogeno.





Dottoressa Dafne Guandalini
Psicologa Psicoterapeuta
Ricevo ad Assemini Piazza della Conciliazione 3

lunedì 8 maggio 2017

Brani musicali che fanno stare bene: alcuni suggerimenti


Esistono brani musicali in grado di migliorare le nostre emozioni in momenti di difficoltà e aiutarci a provare emozioni positive?
Un ricercatore Jacob Jolij, docente di Psicologia Cognitiva e Neuroscienze presso l’Università di Groningen nei paesi Bassi ha creato una playlist di canzoni  che aiutassero a provare sentimenti positivi. Il ricercatore ha ideato una formula  che permettesse di capire quale tipo di brano  aiutasse a sentire emozioni positive migliorando l'umore delle persone.

La sua ricerca, commissionata da un brand britannico di elettronica Alba,  fu condotta su pazienti  del Regno Unito e della Repubblica d'Irlanda con l'obiettivo di valutare la loro preferenza musicale e cercare di capire quale elemento musicale permettesse un miglioramento del loro stato d'animo. (Jolij & Meurs, 2011).


Quindi  quando una canzone è una 'buona canzone'?




L'apprezzamento musicale è altamente personale e dipende fortemente dal contesto sociale e dalle associazioni personali. A questo proposito, l'idea di definire il brano capace di far  'sentire bene' risultava difficile, ma  la musica fortunatamente  ha caratteristiche specifiche che sono note per svolgere un ruolo importante nella ricezione emotiva: la composizione  in chiave maggiore,  in chiave minore e il tempo musicale.

La ricerca sottolineò come la scelta di comporre in chiave maggiore evocasse inconsciamente un’intonazione discendente, un elemento che nella comunicazione animale e umana è associata a sicurezza e dominio.
Mentre la scelta della chiave minore  inconsciamente evocava un’intonazione ascendente, di solito associata all’incertezza e alla sconfitta.
Dalla ricerca risultò che  il tempo musicale  che aiuta a sentirsi bene  era sostanzialmente superiore alla canzone pop. Mentre il tempo musicale delle canzoni pop è di circa 118 BPM, il tempo delle canzoni che aiutano a sentirsi bene era di circa 140-150 BPM.

Naturalmente, una canzone è più del suo punteggio. Anche i temi delle canzoni hanno la loro influenza. In prevalenza, le canzoni  trasmetteno emozioni positive quando trattano di temi positivi.