giovedì 6 dicembre 2018




Spesso dire di no di fronte a una richiesta è difficile. In questo seminario apprenderai delle strategie che ti consentiranno di abbattere i sensi di colpa, rinforzare la tua autostima e migliorare la tua comunicazione. Ricordati: tu sei importante quanto gli altri.

Ti aspetto!
Mi posso fidare di chi risponde sempre in modo affermativo?
Il suo SI sarà sincero oppure NO? Quello che dice lo pensa davvero o lo fa solo per compiacermi?

Sono queste le domande che mi facevo quando un amico, un parente o il mio compagno mi rispondevano sempre Si. Non li amavo di più per questo perché avevo bisogno di confronto e di sapere cosa pensavano. Ma io continuavo a dire sempre Si.
Provate a chiedervi cosa pensate quando qualcuno vi risponde sempre Si
Se ci riflettete vi renderete conto che anche voi pensate come me. Siete consapevoli che una persona che vi risponde sempre si, senza mai mostrare un disappunto, non vi piace.
Nonostante tutto continuate a credere che dire NO sia sconveniente e magari in diverse occasioni non dite la vostra opinione o assecondate l'altro. 
Perché?
La spiegazione sta nel fatto che ascoltiamo più i "Doveriche ci sono stati imposti dall'educazione come: "Devo essere bravo e buono altrimenti perdo l'amore di..." " Non devo far soffrire nessuno perché..." , " Devo obbedire perché altrimenti..." "Devo rispettare l'altro e non dire la mia perché.." "Devo accettare quello che mi propongono perché..", piuttosto che noi stessi.
Crediamo che assecondare l'altro, rispondere in modo affermativo ci aiuti  sempre a essere accettati,  amati, ma in realtà finiamo solo per essere frustati e arrabbiati verso di noi, senza avere la certezza che l'altro ci apprezzi o ami di più. 

Il tuo compito di oggi è iniziare a chiederti " Di cosa ho davvero voglia?" Riporta la tua attenzione su di te e metti in discussione tutti i "Doveri" che non ti permettono di essere te stessa.







martedì 4 dicembre 2018

Cosa sono i diritti affermativi e perché sono importanti nella vita?



La prima volta che ho letto i diritti affermativi sono rimasta subito colpita dal quinto diritto "Hai il diritto di commettere errori, accettando di esserne responsabile". La sensazione che ho provato è stata di sollievo perché difficilmente permettevo a me stessa di sbagliare con tutte le conseguenze che potete ben immaginare.
Ma per difendere  e mettere in pratica tali diritti è importante conoscerli. Conoscerli ci permette di  diventare più assertivi, cioè capaci di esprimere noi stessi rispettando l'altro.


Ho pensato di condividerli con voi affinché possiate avere uno spunto di riflessione su di voi e di maggiore consapevolezza.

Parto da spiegare cosa sono i diritti affermativi.
Quando si parla di diritti affermativi si parla in contemporanea di Assertività. Infatti i diritti affermativi sono il pilastro dell'Assertività. 
Conoscere e difendere i propri diritti affermativi ci consente di accrescere sviluppare il nostro stile assertivo, utile per gestire le relazioni interpersonali.

Ma cos'è l'Assertività
L'assertività è la capacità di esprimere il nostro punto di vista onestamente e direttamente rispettando allo stesso tempo il punto di vista dell'altro. L'assertività è riconoscere ed esprimere le proprie emozioni, difendere i propri diritti e riuscire a comunicare i propri bisogni, preferenze, desideri e critiche senza sentirsi in colpa. Rientra nell'assertività anche la capacità di dire No.

I diritti affermativi ci permettono di riconoscerci il diritto di chiedere e quindi di capire fino a che punto possiamo spingerci nella relazione con l'altro. 

I diritti affermativi (Carta dei diritti assertivi – Smith, 1979) sono 10:

1. Hai il diritto di essere il solo giudice di te stesso
2. Hai il diritto di non giustificare il tuo comportamento, dando agli altri spiegazioni o scuse
3. Hai il diritto di valutare e decidere se farti carico di trovare una soluzione ai problemi degli altri
4. Hai il diritto di cambiare idea
5. Hai il diritto di commettere errori, accettando di esserne responsabile
6. Hai il diritto di dire "non lo so"
7. Hai il diritto di sentirti libero dall'approvazione delle persone con cui entri in relazione
8. Hai il diritto di apparire illogico nel prendere decisioni
9. Hai il diritto di dire "non capisco" 
10. Hai il diritto di non essere perfetto


Come metterli in pratica? 
Con autodisciplina, esercizio, ricordandoci di allenare la nostra capacità di difenderli e sostenerli.

Ti riconosci  questi diritti? hai difficoltà a dire di NO al lavoro, in famiglia, in coppia?
 Se vuoi saperne di più iscriviti al mio seminario  sulla comunicazione assertiva che si terrà in data 22 dicembre. A breve la locandina.

Buon pomeriggio😊


lunedì 3 dicembre 2018

Quattro consigli utili per non rinunciare a sè stessi


Mi è capitato di ripetermi questa frase "Sono debole e non posso farci niente" di fronte a qualche sfida o difficoltà. Più la ripetevo e più mi sentivo debole davvero. Il pensiero diventava realtà e mi allontanava da me stessa.


Con il passare del tempo mi sono resa conto che proprio questo atteggiamento mentale incrementava il senso di rassegnazione e mi allontanava dagli obiettivi.  Mi allontanavo anche dalla realizzazione dei miei bisogni e dei miei desideri. In poche parole rinunciavo a una parte di me senza rendermi conto. Mollavo la presa ancora prima di provare, sicura che tanto non avrei raggiunto nessun risultato.



Quando ho iniziato a prendere più consapevolezza e a  cambiare prospettiva ho notato che nonostante le difficoltà riuscivo a realizzare quello che desideravo. 
Qual'è stata la svolta?
Diventare più consapevole di ciò che mi bloccava, iniziare a ripetermi frasi incoraggianti  come 
"penso di essere debole ma non lo sono
, posso fare qualcosa", rendendomi conto di avere maggiore energia, concentrarmi di più sull'obiettivo e su tutte le possibili soluzioni al problema. Evitare di lamentarmi perché tanto lamentarmi non mi portava da nessuna parte!
Ripartire con questa impostazione aiuta a riprendere in mano la propria vita e a seguire quello che siamo e vogliamo.
Credo sia normale incontrare ostacoli nella nostra vita, alcuni si possono superare facilmente altri richiedono più tempo e impegno. 
Ma la differenza la facciamo noi. Infatti alle volte capita che il nostro modo di pensare diventa il primo vero ostacolo. Se anche il vostro pensiero sabotante di fronte a una sfida è " sono debole e non posso farci niente" è il caso di iniziare a cambiare



Ecco quattro consigli per non rinunciare a te stessa e ai tuoi obiettivi che ho sperimentato personalmente:



✔Inizia a pensare che puoi prendere l'iniziativa, sei autrice della tua vita. Non limitarti a rispondere alle sollecitazioni che ti vengono dall'esterno o non lasciare che gli altri decidano per te!
✔ Chiediti cosa vuoi, quali sono i tuoi obiettivi, chi sei. E agisci in base a questa consapevolezza.
✔Allarga i tuoi orizzonti e cerca il lato positivo che c'è in te, focalizzati sulle tue capacità e abilità.  
Evita di lamentarti eccessivamente: concentrati sulla soluzione del problema

Se anche tu ti sei trovata in una situazione simile scrivimi come sei riuscita a superarla e a non seguire il tuo pensiero sabotante!











giovedì 22 novembre 2018


Vi siete mai chiesti perché in certe occasioni mangiamo in quantità maggiori rispetto ad altre?
 Quindi cosa ci fa mangiare di più quando siamo a tavola? 

Provando a pensare a me stessa e al mio modo di relazionarmi al cibo, ho notato che ciò che pensavo o sentivo prima di mangiare influenzava le mie scelte sia sulle quantità di cibo, sia sul modo di seguire un nuovo piano alimentare. 

In che senso vi starete chiedendo!

Per spiegarmi faccio riferimento alla ricerca presentata al congresso della Society for the Study of Ingestive Behavior statunitense.
I ricercatori si sono resi conto che se ai volontari veniva detto di mangiare pensando agli effetti salutari degli alimenti, le quantità di cibo introdotte erano ridotte rispetto alle quantità di cibo scelte quando veniva chiesto loro di pensare al piacere legato al cibo, o al mangiare pensando di dover  restare sazi fino all'ora di cena.
Quindi quando ci relazioniamo al cibo pensando a quanto sia gustoso piuttosto che salutare, si attiverebbero le aree del cervello deputate alla ricerca del piacere e le quantità di cibo che mangeremo aumenteranno.
Questa ricerca è solo uno spunto per capire che quello che pensiamo mentre mangiamo influenza la nostra alimentazione. 
Se per esempio mentre stiamo mangiando un piatto di insalata pensiamo che mangiare "sano" sia una fatica, sia ingiusto o una tortura, difficilmente riusciremo a predisporci positivamente nei confronti di un nuovo piano alimentare. Da qui in poi potreste scegliere di abbandonare tutto, piano alimentare, nutrizionista, psicologa.  E se inizialmente vi sentirete bene, nel lungo termine vi sentirete in colpa che vi farà  entrare in un circolo vizioso che complicherà il raggiungimento del vostro obiettivo.

Il mio consiglio è: imparare ad ascoltare i pensieri sabotanti negativi e le emozioni correlate può aiutarci a cambiare prospettiva a livello alimentare e a mantenere tale cambiamento. 


E tu cosa pensi mentre mangi?

mercoledì 21 novembre 2018

Cosa ci blocca nel dire NO?

Il pensiero di ferire l'altro e di essere maleducati. Il nostro interlocutore ci giudicherà negativamente e si allontanerà da noi perdendo il suo affetto.
In poche parole il timore di essere giudicati come dei maleducati e insensibili e non degni d'amore. 

Ma quello che pensiamo non corrisponde alla realtà, rappresenta un nostro modo di vedere il mondo determinato da  condizionamenti familiari e culturali.
Dire NO non equivale ad essere maleducati o insensibili, ma significa rispettarsi e farsi rispettare.

Anche per me è stato difficile imparare a dire di  NO, perché  prevaleva la paura di ferire o di sentirmi maleducata e soprattutto di rimanere sola.

Per imparare a dire no e rispettarti, potresti partire da questo  semplice esercizio che mi è stato molto utile: con tono gentile rispondi ad una richiesta che non puoi realizzare con un'alternativa.

⛳Ti faccio un esempio. Il tuo compagno ti chiede di vedervi in serata ma tu hai già preso un impegno con amiche per andare al teatro. Ti farebbe piacere vederlo, ma allo stesso tempo non vorresti rinunciare all'uscita con le amiche.
Potresti rispondere  subito" Si va bene" perché ti fa piacere, ma dovrai disdire con le amiche e rinunciare.   Se vuoi iniziare a imparare a dire NO e non sentirti in colpa,  potresti rispondere così:  " Vorrei poterti vedere, ma oggi ho già preso un impegno con amiche. Possiamo vederci domani, se ti va bene".
✅In questo modo avrai espresso il tuo NO educatamente rispettando l'altro,  ma soprattutto rispettando te stessa e
i tuoi impegni. 
In questo modo ti starai esercitando sul dire NO senza sentirti in colpa e allo stesso tempo sulla tua autostima, perché i tuoi impegni e i tuoi bisogni  non sono meno importanti di quelli degli altri.

Per voi è stato o è difficile dire NO? Fatemi sapere anche privatamente,  risponderò alle vostre domande.

martedì 13 novembre 2018

Come gestire un conflitto


Mi è capitato spesso di ascoltare storie di pazienti che preferivano scappare di fronte a una discussione con un familiare, o al lavoro o con il compagno,  per evitare in tutti i modi il conflitto. 
Ma cosa ci spinge ad evitare di esprimerci?
La motivazione che spinge ad evitare è credere che il conflitto sia necessariamente negativo. La prima definizione che ci viene in mente sulla parola conflitto è "guerra", violenza, aggressività, con conseguenze come rottura dei rapporti, perché è questa l'immagine che ci è più familiare.
In effetti il conflitto può essere considerato negativo, quanto positivo.
E' negativo quando: 


  • vogliamo vincere sull'altro
  • consideriamo le critiche come un attacco personale
  • siamo egoisti

Quindi il conflitto ha un lato oscuro, ma è anche parte integrante della nostra vita, è fisiologico. Tutti i giorni ci confrontiamo con gli altri che hanno idee diverse dalla nostre e questo può creare una discussione se siamo chiamati a prendere una decisione.

Evitare il conflitto tenendo per sé le proprie idee, ed emozioni genera nel tempo stress, malessere e solitudine.
Vivere in comunità, in famiglia o in coppia significa dialogare e dal dialogo può nascere il conflitto.
Non possiamo evitarlo per sempre ma dobbiamo imparare a gestirlo al meglio.

Ma come?

👉Innanzitutto è importante riconosce il conflitto e definirlo in un nuovo modo: come un momento fisiologico di confronto con l'altro. Per esempio dire ad un amico "Non mi chiami mai" potrebbe innescare una discussione, una divergenza di opinioni. In questo caso è importante capire che stiamo di fronte ad un conflitto. Quindi esprimere le proprie idee e 👉👉👉
👉 non voler vincere sull'altro, ma l'obiettivo è trovare una soluzione condivisa
👉 Per trovare una soluzione E' importante esprimere le proprie idee ed emozioni nel rispetto di quelle altrui e le parti dovrebbero dirsi cosa vogliono ottenere dal conflitto
👉 A questo punto si possono prendere in considerazione delle soluzioni considerando l'altro non come un avversario 
👉 ma una persona che va Ascoltata attivamente

Tutto questo è possibile se l'altro è ben disposto e si trova sintonizzato con noi sulla ricerca della soluzione.
Nei casi in cui l'altro vuole primeggiare o sopraffare, è meglio interrompere la discussione e chiedere una pausa di riflessione.
Non sempre è facile tutto questo, gran parte dipende da che tipo di stile di comportamento si ha di fronte al conflitto e soprattutto quanto si è consapevoli di quello che sta accadendo dentro di noi e intorno a noi.




Ti lascio questa massima per riflettere

Non dobbiamo temere i conflitti, i contrasti e i problemi con noi stessi e con gli altri, perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi. (Charlie Chaplin)