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giovedì 20 dicembre 2018

Perché il silenzio ci fa paura?


Perché il silenzio ci fa paura?

Perché percepiamo il silenzio come inattività, assenza e possiamo provare un forte disagio  che cerchiamo di superare parlando a tutti i costi per riempire quello che ci sembra un vuoto. 
Il silenzio è percepito anche come un peso difficile da sopportare sia quando siamo soli sia quando siamo in compagnia perché è per alcuni una mancanza di capacità comunicativa: "non sono capace di intrattenere un dialogo"  "tutti parlano sempre, quindi se io non trovo argomenti allora sono sfigato!" "Non voglio provare disagio quindi devo parlare".
Se il silenzio è percepito come incapacità a dialogare e ad avere argomenti, il più delle volte ci fa sentire diversi, isolati, e ci fa provare vergogna e paura.

Ma la verità è un'altra. 

 Secondo Paul Watzlawick, padre della comunicazione, uno degli assiomi della comunicazione è che "l'essere umano non può non comunicare", quindi anche quando stiamo in silenzio comunichiamo. La nostra rinuncia a parlare è comunque un atto comunicativo e nel silenzio comunichiamo attraverso il non verbale con sguardi, sorrisi, abbracci e vicinanza ai quali gli altri rispondono. Laddove non vediamo  comunicazione, la comunicazione c'è. 
Il silenzio ha molti aspetti positivi: è utilissimo per ascoltare e capire l'altro e per capire noi stessi.  Come potremmo aiutare l'altro se non fossimo capaci di fare silenzio e ascoltare?
Quando siamo in silenzio possiamo imparare ad ascoltare il nostro corpo, e capire ciò di cui ha veramente bisogno. 
Una delle causa dello stress quotidiano deriva dall'incapacità delle persone di fermarsi e fare silenzio dentro di sé. Siamo sempre di corsa, bombardati da stimoli continui, fermarsi e imparare ad ascoltare il proprio respiro ci permette di  ricongiungerci con la parte più profonda di noi iniziando una buona terapia contro lo stress.

E' importante rivalutare il silenzio e apprezzarlo nelle sue diverse sfaccettature.








giovedì 4 ottobre 2018

Paura



"Fai almeno una volta al giorno una cosa che ti spaventi e vedrai che troverai la forza per farne altre" (Chiara Parenti - Per lanciarsi dalle stelle)












 Se la paura di sperimentarti in ciò che è nuovo è una costante fissa, leggi questo romanzo, ti aiuterà a capire come la vera forza per superare le paure inizia agendo!

😊Buona lettura e fammi sapere cosa ne pensi

mercoledì 3 ottobre 2018

Posso cambiare la mia vita?


Vi è mai capitato di voler affrontare un cambiamento, come smettere di fumare, cercare un nuovo lavoro, iniziare un nuovo piano alimentare o mettere fine ad una relazione nociva, senza riuscirci? 


Vi siete imbattuti in una forma di resistenza al cambiamento, ma niente di grave si può risolvere!

In questo post vi parlerò proprio del perché ci venga più naturale mantenere uno status quo e come agire per promuovere il cambiamento.  

Per spiegarvi il perché della resistenza al cambiamento partirò da un piccolo esperimento: prendete un libro e iniziate a leggerlo  seduti sul vostro divano tenendo le braccia conserte. In questa posizione starete comodi. Ora vi chiedo di  poggiare il libro per terra, incrociare le braccia sulla schiena e le gambe incrociate in posizione del fiore di loto.
Come vi sentite? Scomodi? Di sicuro si, e se vi dovessi chiedere di scegliere se leggere seduti su un divano a braccia conserte o se leggere nella seconda posizione, quasi tutti scegliereste la seconda. Perché? Perché è la condizione alla quale siete più abituati e perché è la più comoda😉

Quindi perché fatichiamo a cambiare?  
Perché mettere in atto un nuovo modus operandi significa abbandonare un' abitudine consolidata nel tempo che da sicurezza e tranquillità.  Significa rinunciare a qualche comodità,  mettere in discussione certezze e i nostri punti di vista, significa andare incontro all'incognita del futuro senza sapere se il cambiamento  ci porterà qualcosa di positivo. Ed è proprio questa paura per il nuovo che non ci permette di metterci in gioco e di abbandonare l'abitudine.
E' certamente più semplice seguire le nostre abitudine, ma alle volte è bene anche metterle in discussione. Quando? Quando è l'unico modo per sentirsi realizzati. Le abitudini possono limitarci, ci fanno sentire sicuri ma possono procrastinare la realizzazione dei nostri sogni e ci portano a non essere soddisfatti della vita. Ed è per questo che è necessario metterle in discussione in questi casi e attivare un cambiamento. 
Può sembrare difficilissimo  ma con un passo alla volta è possibile.

Da dove iniziare?

👉Nessuno può cambiare in una volta sola.  E' necessario partire dall'abitudine che ora è più nociva per te e che non ti permette di crescere. Impegnati a cambiarla.
Per esempio se vuoi iniziare una dieta e non riesci perché ti ripeti "non ho tempo per cucinare, sono stanca, non serve a niente, cosa dico agli amici che mi inviteranno a cena, basta ora non ci voglio pensare" prendi consapevolezza della tua resistenza e ricorda l'esperimento di prima. 
Stai cercando scuse perché hai paura di fallire, non sai come andrà. Ma se rimandi l'azione, alla fine della giornata ti sentirai insoddisfatta e triste. Prova a ritagliare dello spazio per te. Magari puoi iniziare a cucinare qualcosa di sano dalla sera prima. Se ti senti stanca rilassati qualche minuti e poi pianifica la tua azione. 

👊Una volta scelta l'abitudine da cambiare non tornare indietro nonostante le tentazioni, che saranno tante;

Non giudicarti negativamente se inizialmente non riuscirai a far diventare tua una nuova abitudine. Cambiare un'abitudine è un processo non un evento.

😇Non è importante essere perfetti. Fare qualche errore nel tuo cammino non avrà alcun impatto misurabile a lungo termine sulla acquisizione della nuova abitudine. Cerca di essere comprensivo con te stesso.

Ricorda di concederti una ricompensa a fine giornata anche verbale, come "brava" : il tuo piano è il cambiamento!

Ti è familiare questa situazione? Ti senti così anche tu? Quale abitudine vorresti cambiare?

BUON CAMBIAMENTO😊

lunedì 5 giugno 2017

Come può aiutarmi lo psicoterapeuta a gestire l'ansia eccessiva?

L'ansia è una complessa combinazione di emozioni che includono paura, apprensione e preoccupazione. 
Spesso è accompagnata  da manifestazioni somatiche come palpitazioni, respiro accelerato, sudorazione eccessiva, brividi, capogiro  e manifestazioni intestinali. 


L’ansia va distinta dalla paura. La paura è un'emozione primaria che si caratterizza per una reazione funzionale e immediata ad affrontare un pericolo, mentre l’ansia si focalizza sull'affrontare una preoccupazione rispetto a un evento futuro che non si è ancora verificato. La paura si caratterizza per l' “immediatezza” di reazione di fronte ad un pericolo presente,  in contrasto l'ansia per la “previsione” rispetto ad un pericolo futuro che potrebbe verificarsi.

L’ansia e la paura non sono necessariamente emozioni “cattive”, ma al contrario possono avere una funzione adattiva. 
Con la paura si attiva la  risposta di “attacco o fuga” che ci aiuta a utilizzare tutte le nostre risorse per affrontare una minaccia o, in alternativa, fuggire da essa. Una reazione di paura può pertanto salvarci la vita.
Anche  l’ansia può aiutare ad individuare minacce future e aiutarci a  progettare soluzioni rispetto a ipotetici scenari nei quali potremmo essere coinvolti. 

Ma quando l'ansia  e la paura diventano eccessive e persistenti perdono la loro funzione adattiva  compromettendo il nostro funzionamento. In questa situazione di eccessiva preoccupazione le reazioni ansiose vengono generalizzate a una serie di situazioni ‘neutre’ provocando un comportamento di evitamento che aiuta, momentaneamente, a calmare l'ansia. Ma nel lungo periodo  ci allontana dai nostri impegni  e obiettivi rendendoci  più fragili.



Quando rivolgerci ad uno psicoterapeuta?
Quando ci rendiamo conto che l'ansia e la pura ci portano ad evitare situazioni o azioni come prendere la macchina, uscire soli, fare amicizia,  che solitamente compivamo tranquillamente. Quando sentiamo una forte tristezza e i nostri pensieri sono del tipo "Farò una figuraccia, Non sarò all’altezza, Mi sentirò male…".
Lo psicoterapeuta ci aiuterà a prendere consapevolezza di ciò che ci sta accadendo e a neutralizzare i pensieri negativi alla base dell'evitamento. 
L'indirizzo della psicoterapia varia in base alla formazione del terapeuta.
Con la psicoterapia cognitiva si interviene sulla diminuzione dell’ansia e del rimuginio aiutando i pazienti a migliorare la capacità di tollerare, affrontare e accettare l’inevitabile incertezza della quotidianità (Dugas & Robichaud, 2007). Le strategie e le tecniche utilizzate includono ad esempio i training di consapevolezza dei propri stati ansiosile ristrutturazioni cognitive delle credenze irrazionali.  
Con la psicoterapia comportamentale si ridurrà l'ansia attraverso esposizioni in vivo e immaginative, tecniche di rilassamento e  gli esercizi di problem-solving.




martedì 30 maggio 2017

Come raggiungere gli obiettivi: mollare la presa per sentirsi bene!


Nell'arco della nostra vita ci sarà capitato di  essere bloccati, sempre al punto di partenza. 
Come se  fossimo su una barca e cercassimo di  allontanarci ma senza alcun risultato; cosa ci succede?La risposta sta nel fatto che non ci siamo resi conto di non aver  lasciato gli ormeggi. Pertanto nonostante gli sforzi il risultato non cambia. Resteremo bloccati sprecando energie  iniziando a credere di non avere le capacità di farcela. Gli ormeggi sono le NOSTRE convinzioni limitanti trasmesse dalla famiglia e dalla società.
Come l'uomo sulla barca non si rende conto che non ha lasciato gli ormeggi così noi non ci rendiamo conto di aver interiorizzato e accettato  convinzioni limitanti.

Quindi  come si fa a  lasciare gli ormeggi, a lasciare le convinzioni limitanti? 
Il lavoro che dovremmo iniziare a fare è quello di prendere consapevolezza delle convinzioni limitanti che ci bloccano e limitano nel raggiungere gli obiettivi e metterle in discussione.  Alcune delle nostre convinzioni  ci tengono prigionieri e bloccati sempre sullo stesso punto. 
Per esempio: 

  1. la felicità non esiste, 
  2. non riuscirai mai a trovare una soluzione, 
  3. è colpa tua se gli altri stanno male, 
  4. bisogna sempre aiutare gli altri e così via. 


Provate ora a riflettere su quali messaggi avete ricevuto e avete trasformato in convinzioni limitanti?
Tali convinzioni  condizionano il vostro comportamento, vi caricano di sensi di colpa e di emozioni negative?
Se si, è il momento di  "mollare la presa" e cioè  scegliere di lasciar andare.
Per esempio di fronte ad una situazione difficile sulla quale non abbiamo controllo decidere che è più importante la propria pace interiore e tranquillità. Mollare la presa significa anche accettare la realtà, infatti gran parte della sofferenza è causata dalla resistenza alla realtà.

Cosa  ci lega alle convinzioni limitanti?
Per rispondere  utilizzo un piccolo acronimo FOG utilizzato negli Stati Uniti che significa "nebbia" molto utile per capire cosa ci blocca dal abbandonare le convinzioni limitanti.

F= sta per "fear" paura. 
Quali sono le paure reali e immaginari che vi impediscono di mollare la presa?

O= sta per "Obligations obblighi. quali  obblighi vi impediscono di mollare la presa e andare avanti? Quali potete conservare perché coerenti con ciò che siete e quali potete eliminare dalla vostra vita?

G= sta per "guilt" colpa. Accettiamo paure e obblighi inutili perché altrimenti ci sentiremo in colpa. Colpevoli di far star male qualcuno, di non accontentare tutti e di dispiacere i nostri genitori.

Questo lavoro non è facile ed è per questo che lo psicologo può aiutarvi e supportarvi elaborando insieme le strategie migliori. Per un'iniziale presa di coscienza vi suggerisco di leggere " Quaderno d'esercizi per mollare la presa" e per qualsiasi aiuto o supporto resto a vostra disposizione.