lunedì 31 gennaio 2011

Stalking

Lo stalking: ora è punibile





                                 
Origine del fenomeno e novità legislative

A seguito della recente approvazione del disegno di legge da parte del Consiglio dei Ministri, il complesso pattern comportamentale noto come stalking, oggi è punibile penalmente (art.612 bis, atti persecutori)
Risale al 1997 la coniazione del termine, sostantivo derivato dal verbo inglese to stalk –proprio del  linguaggio tecnico della caccia, traducibile in lingua italiana con “fare la posta,cacciare in appostamento”. Lo stalking  è un complesso pattern comportamentale caratterizzato dalla ripetuta imposizione di contatti e/o comunicazioni sgradite alla vittima, tali da suscitare in essa preoccupazione. Lo stalking comporta molestie che hanno una continuità nel tempo e che possono compromettere il funzionamento sociale e il benessere psicologico della vittima.

All’inizio degli anni ottanta, coinvolse soprattutto personaggi dello spettacolo. Intorno alla prima metà degli anni’90 coinvolse  l’interesse scientifico di autorevoli esperti del campo psichiatrico forense e medico legale, quali Zona, Meloy e Galeazzi, Aramini in Italia.

Lo stalker

Nonostante l’unitaria etichetta nosografica fornita dal nostro settore medico, nella prassi non è possibile parlare di una altrettanto unica condotta persecutoria propria dello stalker. 
Lo stalker mette in atto una condotta illecita che varia da caso a caso. Trattasi, generalmente, di individuo di sesso maschile che sceglie una vittima di sesso femminile con la quale è altamente probabile l’esistenza di una relazione sentimentale pregressa. Lo stalker può essere chiunque, dal momento che stalker non è sinonimo di malato di mente. Tuttavia, è possibile riscontrare in alcuni casi l’esistenza di una sindrome
( sindrome delle molestie assilanti), in rapporto eziologico con le molestie.
La definizione di sindrome delle molestie assilanti - proposta di recente da autorevoli voci (Galeazzi, Curci, 2002)-  rimanda ad un quadro sindromico attinente una patologia della comunicazione e della relazione, quadro che, dunque, pone al centro dell’attenzione la relazione molestatore-vittima.
Sono state individuate due possibili definizioni dello stalker: quella di “erotomania non delirante o borderline” e quella di “inseguitori ossessivi”  
Nel primo caso – erotomania borderline - le molestie persistenti nei confronti della vittima – con la quale normalmente lo stalker ha avuto una relazione sentimentale– configurerebbero un tentativo di difesa dalla ferita narcisistica suscitata   dall’abbandono.   
Nel secondo caso – inseguitori ossessivi – le ossessioni rappresenterebbero l’elemento fondamentale che spinge lo stalker ad atti caratteristici come pedinare,spiare, seguire, aggirarsi attorno alla vittima.
Ulteriori dati forniti dalla letteratura rilevano tra gli stalkers alti tassi di prevalenza di disturbi di personalità



Modalità d’azione dello stalker

Il mezzo più utilizzato nello stalking è, soprattutto nella fase iniziale, il contatto telefonico. Seguono il pedinamento, l’incontro “casuale” sul luogo di lavoro o, comunque, in ambienti frequentati dalla vittima, il cui spazio relazionale, professionale e personale diventa il terreno di conquista dello stalker.
Il progresso tecnologico ha creato anche spazio per lo stalking via Internet, un
sistema di comunicazione che rende più difficile l’identificazione del molestatore.
I ripetuti rifiuti da parte della vittima  possono indurre lo stalker a manifestazioni aggressive, a violenza sessuale e, in casi estremi, all’omicidio.
Secondo Meloy (2000), l’omicidio si verifica in meno del 2% dei casi e lo stalker assassino è generalmente un ex partner rifiutato; coltelli e armi da fuoco sono i mezzi lesivi più utilizzati.
La violenza nello stalking è definita generalmente “affettiva”, caratterizzata da paura e collera di fronte al timore di una minaccia immediata; raramente, la violenza nello stalking è premeditata e, in questi casi, sono alte le probabilità dell’esistenza di una sociopatia nel molestatore

Stato psicologico della vittima

La vittima, in seguito all’evento, sperimenta un grave deterioramento mentale che la porta a non condurre più una vita serena, per via dei timori generati dalle molestie assillanti.
Le pazienti manifestano il ricorrente timore per l’incolumità propria e dei propri cari. Il timore sfocia nel bisogno estremo di alterare le proprie abitudini di vita per sottrarsi alle minacce sempre più stringenti.
La vittima sperimenta un trauma vero e proprio con sintomi come ansia, insonnia, e altri  vari quadri sintomatologici tipici di un Disturbo Post Traumatico da Stress.
La vittima colpita da tale disturbo ripercorre l’evento traumatico attraverso sogni spiacevoli, ricordi ricorrenti ed intrusivi come se il fatto si stesse ripresentando; ne consegue un intenso e logorante disagio psicologico.
Risulta necessario, pertanto, un sostegno psicologico che ha come obiettivo quello  di aiutare la paziente a ritrovare se stessa e la propria dignità, allontanando quel senso di colpa e di vergogna che molto spesso prova poco dopo l’evento.


Dott.ssa Dafne Guandalini



lunedì 17 gennaio 2011

Iniziative Psicologiche MIP 2011


MAGGIO DI INFORMAZIONE PSICOLOGICA GRATUITA
EDIZIONE 2011

Cari lettori, Vi scrivo per informarvi che nell’ambito dell’iniziativa denominata “Maggio di informazione psicologica” (MIP), da Maggio 2011, mese della prevenzione e del benessere, sarà possibile effettuare un colloquio psicologico gratuito. Potrete consultare il sito di riferimento http://www.psicologimip.it/ per conoscere i dettagli dell’iniziativa.
Per tutto il mese di Maggio, su tutto il territorio nazionale, potrete scegliere Psicologi e Psicoterapeuti MIP che dedicheranno gratuitamente parte del proprio tempo a promuovere la cultura psicologica, offrendo un colloquio a coloro che ne faranno richiesta.
Attraverso questo sito troverete i nomi degli Psicologi, che come me hanno aderito al MIP. http://www.psicologimip.it/psicologimip.asp.
Nel mese di Maggio 2011, all’interno dell’iniziativa MIP, verranno promossi eventi informativi che tratteranno di Psicologia. L’obiettivo di tali eventi sarà di sviluppare nelle persone un’adeguata cultura psicologica, fornendo informazioni correte sulla Psicologia e sugli Psicologi, avvicinando e sensibilizzando la popolazione a tematiche di carattere psicologico.


Attraverso il sito http://www.psicologimip.it/iniziativemip.asp potrete scegliere uno degli eventi formativi gratuiti MIP presenti nella vostra zona di residenza.

Dott.ssa Dafne Guandalini



lunedì 10 gennaio 2011

Ipocondria: ansia legata allo stato di salute

Definizione

Secondo il DSM IV, l’ipocondria risulta classificata fra i disturbi somatoformi come “la preoccupazione legata alla paura di avere, oppure alla convinzione di avere, una malattia grave, basate sull’erronea interpretazione di sintomi somatici da parte del soggetto”; la durata dell’alterazione è di almeno 6 mesi.
L’ipocondria  possiede alcuni aspetti in comune con i disturbi d’ansia come, per esempio,  il panico.
Sia nell’ipocondria (ansia per lo stato di salute) che nell’attacco di panico, si parte dalla credenza erronea, causata da un’interpretazione erronea dei segni o sintomi fisici, di avere una grave patologia o di stare per svilupparla, nonostante indagini mediche accurate non abbiano riscontrato alcuna patologia. I pazienti con ansia per lo stato di salute si aspettano che la catastrofe non sia imminente, mentre i pazienti con attacchi di panico vivono la catastrofe come imminente.


Modello cognitivo
Secondo il modello cognitivo (Salkovskis e Warwick, 1989,1990) il disturbo si manifesta quando avvenimenti critici attivano convinzioni disfunzionali relative a temi del benessere.
L’evento critico coincide con l’insorgenza di sintomi somatici non previsti, con la morte di un parente o con l’esposizione ad informazioni che riguardino patologie mediche.  Una volta attivate convinzioni disfunzionali circa il benessere, si presentano false interpretazioni dei sintomi fisici come indici di gravi patologie espresse sotto forma di pensieri automatici negativi .
Esempio: dolore al petto               ho un grave problema cardiaco

Fattori di mantenimento delle preoccupazioni:
I fattori che mantengono il disturbo sono:

ü  continuo controllo del proprio corpo
ü   evitamento di situazioni ansiogene
ü   continua ricerca di rassicurazioni 



Trattamento
La terapia cognitiva nei confronti dell’ansia connessa allo stato di salute ha come obiettivo spostare l’attenzione del paziente dal sintomo fisico ai comportamenti ed ai pensieri ad esso associati.
Il lavoro si basa sul  verificare la credenza del paziente, quando è possibile, attraverso esperimenti comportamentali. Tali esperimenti hanno il  fine di indebolire le previsioni iniziali e raccogliere nuove evidenze a favore di un modello alternativo, favorendo comportamenti opposti a quelli protettivi e di evitamento.
È utile che il paziente individui gli errori di pensiero relativi allo stato di salute (es. errore di pensiero: “drammatizzazione”) e, insieme al terapeuta, porti avanti una riattribuzione verbale per produrre sia interpretazioni alternative più realistiche sia prove a supporto di una spiegazione psicologica del proprio problema (Wells, 1999).




Dott.ssa Dafne Guandalini

mercoledì 10 novembre 2010

Come seguire una dieta: i trucchi per non mollare!

Sarà capitato a tutti di iniziare una dieta con tanto entusiasmo ma di non seguirla fino alla fine. Infatti seguire una dieta comporta costanza, impegno ma soprattutto una forte motivazione.
Innanzitutto da dove iniziare?

martedì 7 settembre 2010

Intervista estemporanea



Che cos'è la terapia cognitivo-comportamentale, e quali sono i suoi vantaggi?

Benvenuti a tutti,


inizierò subito ad illustrarvi alcune caratteristiche salienti della Terapia Cognitivo Comportamentale al fine di poter capire meglio ed essere più consapevoli nel momento in cui si vuole scegliere uno psicoterapeuta ma non si sa bene a chi rivolgersi.
Qui di seguito leggerete le domande che più di frequente i miei pazienti mi pongono.

 La terapia cognitiva comportamentale è fra le terapie psicologiche più fondata scientificamente, la cui validità è supportata da centinaia di studi.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale, combina due forme di terapia estremamente efficaci : psicoterapia comportamentale e psicoterapia cognitiva.

La  psicoterapia comportamentale: aiuta a cambiare la relazione fra le situazioni che ci creano difficoltà e le nostre abituali reazioni emotive e comportamentali in tali circostanze, mediante l’apprendimento di nuove modalità di reazione. Permette di rilassare sia la mente che il corpo, favorendo il benessere. In sostanza si tratta di imparare delle tecniche molto pratiche, da applicare fuori dallo studio.

La psicoterapia cognitiva: aiuta a capire che le nostre emozioni e comportamenti sono influenzati dalla nostra percezione degli eventi. Non è la situazione di per sé a determinare ciò che sentiamo, ma è piuttosto il modo in cui interpretiamo la situazione. La causa delle forti emozioni non è la situazione ma i pensieri e l’interpretazione che noi facciamo su gli eventi. La terapia cognitiva ci aiuta a individuare i pensieri negativi e a correggerli, ad arricchirli, integrarli con altri pensieri più positivi o comunque più funzionali al benessere della persona.

Vi illustrerò un esempio:

Situazione: leggere un libro
pensiero negativo: è troppo difficile
reazione: tristezza, chiudere il libro

I pensieri negativi sono veloci e concisi e pertanto siamo più consapevoli delle emozioni che provocano o delle reazioni comportamentali.



Di quali problemi si occupa esattamente?

Depressione e disturbo bipolare;

Ansia, fobie, attacchi di panico e ipocondria;

Ossessioni e compulsioni;

Ansia o preoccupazione generalizzate;

Disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, etc.);

Stress, disturbi psicosomatici e cefalee;

Disfunzioni sessuali (eiaculazione precoce, anorgasmia, etc.);

Abuso e dipendenza da sostanze (alcool, droghe, etc.);

Disturbi della personalità;

Insonnia;

Difficoltà a stabilire e mantenere relazioni sociali e comportamento impulsivo;

Problemi di coppia;

Difficoltà nella scuola o nel lavoro;

Bassa autostima.

Credo di avere un problema che derivi da un evento di quando ero bambino, che però non ricordo. Così mi ha detto uno psicologo. Lei mi può aiutare a ricordare?

Rispetto alle altre psicoterapie la terapia cognitivo comportamentale è centrata sul "qui ed ora".

Questo significa che ricordare il passato ci può essere d’aiuto a capire come sono sorte le difficoltà attuali, ma molto difficilmente ricordare il passato può aiutare a risolvere le difficoltà attuali. L’obiettivo della terapia cognitivo-comportamentale è liberare il paziente dal problema attuale senza risalire alle cause. La terapia è centrata sul presente e sul futuro con lo scopo di ottenere dei cambiamenti positivi, di aiutare il paziente a uscire dalla trappola piuttosto che a spiegargli come ci è entrato.


C’è differenza rispetto alle altre psicoterapie?

La terapia cognitiva è una terapia breve, più breve delle altre psicoterapie classiche che durano anni, come le terapie psicodinamiche. E’ una terapia orientata al presente al fine di risolvere il problemi attuali. La psicoanalisi, al contrario, cerca nella vita di una persona le eventuali cause del problema. Non è però dimostrato che conoscere le cause porti al superamento del problema.

Nella terapia cognitivo-comportamentale, invece, il paziente apprende delle abilità che potrà utilizzare per il resto della vita. Inoltre poggia su solide basi scientifiche e la sua efficacia in svariati disturbi è comprovata empiricamente.



Quando comincerò a vedere i primi risultati?

Un miglioramento si noterà già entro le prime tre-quattro settimane dall’inizio della terapia; ma è fondamentale frequentare le sedute con motivazione e impegno, ed eseguire gli esercizi prescritti dallo psicoterapeuta tra una seduta e l’altra. I benefici della terapia potranno essere verificati attraverso la somministrazione periodica di alcuni test finalizzati a misurare lo stato emotivo del cliente.

Quali tecniche vengono utilizzate?

In terapia cognitivo-comportamentale vengono utilizzate varie tecniche orientate a modificare comportamenti, emozioni e pensieri negativi, come il problem-solving, il decision-making, gli esperimenti comportamentali, il monitoraggio e programmazione delle attività, la distrazione e la rifocalizzazione, le tecniche di rilassamento, i coping cards, l’esposizione graduale, il role-playing, e molte altre ancora. Un ampio armamentario, insomma.


Fare una terapia con lei può aumentare l'effetto dei farmaci? E' così che funziona?


Durante una psicoterapia cognitivo comportamentale l’uso appropriato di psicofarmaci non è escluso, anzi, per alcuni disturbi specifici la terapia risulta più efficace se associata all’assunzione di farmaci. In alcuni casi, il terapeuta potrà ritenere utile un consulto psichiatrico, ed eventualmente il paziente potrà concordare con lo psichiatra la prescrizione di farmaci. In questo caso, l’assunzione e gli effetti dei farmaci verranno discussi nelle sedute terapeutiche.









Detto ciò, vi ringrazio per essere arrivati fin qui. Nei prossimi post vi presenterò varie situazioni, tecniche, suggerimenti, per rendere la vostra vita sempre migliore.

Restate sintonizzati su questa frequenza!



Dott.ssa Guandalini

INIZIATIVE PSICOLOGICHE A CAGLIARI

Buon giorno a tutti,

oggi scrivo per comunicarvi che nei mesi di Ottobre e Novembre organizzerò a Cagliari dei seminari esperenziali su tematiche psicologiche di particolare interesse: "smettere di fumare", "gestire l'ansia" e cosi via!


Per darvi un idea più concreta vi lascio la locandina