venerdì 2 novembre 2018

Cosa è la morte?


A Mia nonna,

La piccola libellula viveva con le altre larvette, sue sorelle, sul fondo dello stagno, dove giocavano, si nutrivano, si difendevano dagli assalti dei pesci grandi. Poi un giorno decise di salire in superficie e di scoprire cosa c’era fuori. Un gesto coraggioso, accompagnato però da una promessa: “Tornerò a raccontare quello che ho visto”.
Le piccole larve, infatti, non capivano cosa succedesse lassù e perché tutte le loro sorelle più grandi, una volta intrapreso quel misterioso viaggio, non fossero mai tornate.
Quando toccò alla libellula coraggiosa arrampicarsi su uno stelo lunghissimo per affiorare in superficie, rimase senza fiato: pervasa dai raggi del sole, dalla bellezza delle ninfee, dai fiori colorati, dalla grandiosità della natura e del cielo… ora le erano spuntate le ali!
La felicità della scoperta fu presto offuscata dalla consapevolezza che non avrebbe potuto mantenere la promessa fatta alle sorelle: ormai non respirava più nell’acqua, come le larve, e non avrebbe potuto ritornare da loro a raccontare ciò che c’era lassù, sopra lo stagno. Non c’era nulla che potesse fare per tenere fede alla parola data. Questo era il destino di tutte le libellule. 
La malinconia della libellula non durò molto, perché sapeva che anche le sue sorelle, un giorno, avrebbero volato felici sopra lo stagno. E avrebbero capito quello che era successo. Un giorno, tutte si sarebbero riunite lassù e questo pensiero cancellò la sua tristezza. (La storia della libellula coraggiosa“ Chiara Frugoni).

Questa è la storia che una mamma racconta al suo bambino per spiegargli la morte del nonno. 
La morte è come un viaggio che da vivi non possiamo capire. Possiamo provare ansia e paura, ma fa parte del ciclo di vita.
E' una storia che attraverso la metafora del viaggio parla della perdita, della separazione definitiva da una persona cara. Allo stesso tempo ci mostra un modo per reagire a questa: immaginare cosa ci sia dopo. Un modo differente di vedere la morte, come un continuo, non la fine.


Dalla storia si capisce che la morte provoca reazioni di sofferenza molto forti sia per chi resta sia per chi va via: non riusciamo a capire, ad accettare di non poter più parlare con il nostro caro, non sentire più la sua voce, non vederlo più.
Come nella storia la separazione fra le libellule è un evento negativo che spaventa, così la morte per noi è un evento spaventoso perché non possiamo più vedere il nostro caro. Non possiamo più sentirlo, parlarci e sapere come sta.
Ma se impariamo a vedere la morte come un evento naturale e accettarlo potremmo riuscire  a reagire alla perdita e al dolore che proviamo in modo più sereno. 

E' importante accettare la morte, non averne paura perché non è qualcosa che finisce ma è un momento che fa parte della vita. 

Con l'elaborazione del lutto si supera la perdita e si riprende gradatamente la propria vita, ognuno con i propri tempi. In molti casi  il processo di elaborazione si blocca, non si accetta la perdita e sentimenti di rabbia e ansia si sostituiscono al dolore e all'accettazione. Ci si sente apatici, privi di motivazione, tristi e ci si isola dal mondo.



Cosa possiamo fare se ci accorgiamo di non stare bene, nonostante sia passato già del tempo dalla morte del nostro caro?


👉 Non stare soli: chiedi aiuto ad amici, parenti, o persone che hanno già affrontato situazioni    simili


👉 Attiva un rituale di separazione per  lasciar andare la persona che è morta: per esempio andando al cimitero, scrivendogli una lettera per salutarla, scrivendogli una lettera  per trasformare la tristezza in gratitudine

👉scrivi tutte le emozioni che provi, ti aiuterà a riconoscerle e accettarle. Accettare la sofferenza per la perdita ed esprimere il dolore è utile per trovare un modo di reagire alla mancanza del caro 

👉 prenditi cura di te con una buona alimentazione, sport e riposo










giovedì 25 ottobre 2018

Prendere una decisione, come?

"Che decisione prendo? Cosa faccio? "

E' una domanda che risuona spesso nella vita di tutti, e che alle volte ci mette  in blocco perché la paura di sbagliare  e di non fare la cosa giusta è forte. Ed ecco che evitiamo,  rimandiamo una decisione, o chiediamo sempre agli altri un parere. Tutto questo incrementa ansia, frustrazione e tristezza.
Qualsiasi sia la scelta, grande o piccola, i dubbi alle volte ci assillano e allontanano da una soluzione.
 
La causa? Poca flessibilità nel pensiero.

Cosa fare?Come possiamo sbloccarci e diventare più flessibili?

Vi suggerisco la tecnica dei "sei cappelli per pensare" ideata dall'esperto americano di problem solving e pensiero creativo E. De Bono. Questa tecnica è efficace in gruppo, ma si possono ottenere buoni risultati anche individualmente, quando si è alla ricerca di una soluzione sul da farsi.

In cosa consiste questa tecnica?

Ognuno di noi, in funzione del tipo di educazione che ha ricevuto, indossa prevalentemente un "cappello", o forse due, che metaforicamente rappresentano un certo modo di pensare e di interagire con il mondo. Ogni cappello ha un colore, come vedi dalla foto, e ogni colore rappresenta un modo di vedere la realtà che influenza il modo di agire.  


 ✋Usare prevalentemente un solo cappello è una modalità  troppo rigida e  troverai difficoltà nel cercare una soluzione o fare una scelta, per esempio: "accetto un nuovo lavoro o mi accontento del mio lavoro attuale"? oppure "continuo a vivere in famiglia o mi cerco casa e vado a vivere solo?" 
Quindi De Bono sottolinea l'importanza di cercare di indossare  i sei  "cappelli" prima di prendere una decisione.

 Perché?
👉ci aiuta a vedere il problema da differenti prospettive, ogni volta che  si cambierà "cappello"  si vedrà la realtà sotto una luce differente 
👉 ci aiuta ad uscire dal binario di pensiero che ci appartiene quindi il nostro pensiero sarà più flessibile
👉 ci aiuta a tenere separate le emozioni che si potrebbero sovrapporre procurandoci confusione e rallentare la ricerca della soluzione

Come si applica la tecnica?  
Di fronte a una scelta  cerca di indossare un cappello alla volta così da vedere la situazione da diverse prospettive e trovare una soluzione senza confusione.


E tu che cappello indossi quando devi prendere una decisione o trovare una soluzione?

💁Prova questa tecnica e fammi sapere come va!!

lunedì 22 ottobre 2018

Si può conciliare il lavoro di mamma con la propria professione? 


Ti racconterò la mia storia.

Sono una psicologa psicoterapeuta e quattro anni fà sono finalmente diventata mamma. Dico finalmente perché ho sempre sognato di essere una mamma e di avere una famiglia numerosa con tanti bambini. Nelle mie fantasie mi vedevo "mamma" e "lavoratrice" in carriera, capace di gestire tutto e senza bisogno di nessuno. Nella realtà conciliare la vita lavorativa con le esigenze del mio amato bambino si è rivelato molto più difficile del previsto. La nascita ha sconvolto tutti i ritmi familiari, e ci è voluto qualche tempo per adattarmi ai nuovi ritmi.
I primi mesi di vita del bambino mi sono dedicata completamente a lui, ad allattarlo e accudirlo perché bisognoso di contatto e cure. Ammetto di aver lasciato il lavoro per almeno un anno. Ero molto stanca e sconvolta dal parto e dai nuovi ritmi.
La mia vita lavorativa è rallentata e si è modificata, ma non ho mai pensato di mollare. Non è facile conciliare le due realtà, ma è possibile. 
 Come? Come sono sopravvissuta?

👉Accettando di rallentare a livello lavorativo senza abbandonare mai. Il  bambino cresceva e non aveva bisogno di me allo stesso modo. Gradatamente alla sua crescita, mi prendevo più spazi e tempo per lavorare. Il tutto è avvenuto molto gradatamente
👉Pianificando la giornata e gli impegni: facevo una lista delle cose da fare durante la giornata stabilendo un ordine di priorità e delegando tutto ciò che non potevo realizzare
👉 Ho modificato uno stereotipo che incrementava in me tanti sensi di colpa " Una brava mamma sta a casa con il suo bambino sempre".  Ho capito sulla mia pelle che per essere una mamma serena è necessario sentirsi soddisfatta come donna e a livello professionale. Quindi ho cercato ogni tipo di aiuto, nonni, baby sitter, nido, marito, pur di continuare a mantenere il mio lavoro.
👉Accettando di non dover essere perfetta sempre e comunque: per esempio posso dimenticare qualcosa che riguarda la gestione della casa ma vado bene lo stesso.  Ho cercato di superare i sensi di colpa nei confronti di mio marito non attribuendo più tutta la responsabilità solo a me stessa:  non vivo sola in casa, ho un marito! 
👉 Modificando i sensi di colpa nei confronti di mio figlio: lasciarlo per qualche ora non significa abbandonarlo o non essere una buona mamma. Anche questo punto non è stato facile per me, ma state tranquille per questo vi aiuterà il vostro istinto e il vostro bambino💜. Per me è stato così.
Non esiste una formula magica efficace per tutte, ma ascoltando le storie di altre mamme lavoratrici  si possono avere spunti di riflessione e rinforzare la fiducia in noi stesse. 

Anche io sono in cammino e sapere che sentirmi realizzata professionalmente mi rende più serena come madre è la base per continuare e impegnarmi a non mollare😊

mercoledì 17 ottobre 2018

Avere il coraggio di essere se stessi

Da dove possiamo partire per incrementare l' autostima?
Il primo passo è avere il coraggio di essere se stessi. 

Ma cosa significa esattamente?
Per iniziare è importante un lavoro quotidiano di consapevolezza, tralasciando il confronto con gli altri e abbandonando un pensiero negativo e giudicante su di sé.

Come? 
  1. Potreste iniziare da oggi a riconoscervi almeno una qualità positiva al giorno. L'autostima è la stima che una persona ha di sé, è la risultante dell'interpretazione rispetto all'aspetto fisico, alle competenze, e rispetto ai risultati ottenuti. Iniziare a riconoscere il positivo che è in voi è un inizio per incrementare l'autostima.
  2. Concentratevi e descrivete una situazione nella quale vi siete sentiti fieri di voi o avete avuto successo
  3. Concentratevi sul messaggio più positivo che i vostri genitori vi hanno trasmesso
  4. Rinunciate alle manie di perfezionismo che vi portano a credere di non essere abbastanza. Da oggi il messaggio può essere "ho il diritto di fare bene, nessuno mi chiede di essere perfetto".
E per iniziare a lavorare su di voi vi lascio questa breve storia:

Un re andò nel suo giardino e trovò alcuni alberi e delle pianticelle morenti mentre alcuni fiori erano appassiti. Cominciò a chiedere alle piante la ragione di questo stato. La quercia disse che stava morendo perché non  poteva essere alta come il pino. Osservando il pino, il re lo trovò sofferente, perché non poteva portare i grappoli come la vite, e la vite stava morendo perché non poteva fiorire come la rosa.
Infine trovò una pianta di viola, fresca e fiorente come sempre. Alla domanda del re la pianta rispose: "mi è sembrato scontato che quando tu mi hai piantato volevi una viola. Quando hai desiderato una quercia, un pino, una rosa, hai piantato quelle. Allora ho pensato: visto che non posso fare altro che ciò che sono, cercherò di manifestarmi al meglio di me stessa".


sabato 13 ottobre 2018

Il miracolo non è quello di camminare sulle acque, ma di camminare sulla terra verde nel momento presente e d’apprezzare la bellezza e la pace che sono disponibili ora.


(Thich Nhat Hanh) 

A cosa prestate attenzione nella vostra vita?

Vi è mai capitato di sentirvi molto sfortunati e di vedere solo quello che non va o che non vi piace? Come se non funzionasse niente tanto da sentirvi un completo fallimento? 

Tutto questo rende difficile vivere nel presente.

Un utile esercizio in questi momenti è elencare quello che avete. Non sarà facile ma è importante ritagliare qualche minuto  e scrivere su un foglio ciò che si ha. Scrivere  e poi rileggere vi tornerà utile per  bloccare il pensiero negativo e sopportare meglio la tristezza.

Quindi quanto tempo vi dedicate a riflettere su ciò che avete? 

Se la risposta è mai, allora da oggi  dovreste organizzare meglio il tempo e ritagliarvi qualche minuto e riflettete su:

 👉tutto ciò che avete intorno a voi oggi
👉gli obiettivi che avete raggiunto ad oggi
👉tutte le cose belle e positive che oggi sono intorno a voi, anche se piccole, anche se diverse dal vostro ideale, ma comunque belle



  



lunedì 8 ottobre 2018


"Come si fa, quando non si ha mai rischiato nulla nella vita, a incominciare a rischiare? che cosa può dare la spinta, lo slancio per portarsi ai limiti del familiare, e uscirne?
Per molte donne è un senso di disperazione" ( Colette Dowling "il complesso di Cenerentola")


Vi è mai capitato di non sentirvi realizzate a livello professionale? di sentirvi bloccate, con sensi di colpa verso il vostro compagno e figli? Volervi realizzare ma non capire perché non riuscite a trovare una soluzione? 

La ricercatrice e scrittrice Colette Dowling parla di  Complesso di Cenerentola. 


Di cosa si tratta?

 E'  il bisogno di trovare  "un principe azzurro" che "ci  salvi", ci ami e ci protegga. 


Secondo la scrittrice questo bisogno nasce da una forte ansia per il futuro e dalla paura inconsapevole di essere indipendenti. Essere indipendenti significa farcela da sole e questo spinge, in modo inconsapevole, alla ricerca di sicurezza in un compagno o marito. Si tralascia la propria realizzazione perché si ha paura del futuro, e si preferiscono ruoli come quello di madre e  di moglie, che rappresentano ruoli stabili e certi. 
Il bisogno di appoggiarci a qualcuno ha origini nell'infanzia e ci porta a un riduzione dell'autostima. Ci sentiamo in difficoltà  nell' assumerci delle responsabilità e il senso di inefficacia ci blocca a livello personale e professionale. E la dipendenza dall'altro non è più solo economica ma anche emotiva.
Le conseguenze per non aver realizzato sé stesse si manifestano con il tempo: delusione, frustrazione e tristezza.

Che cosa fare?

Se ti sei identificata in questa descrizione, ecco alcuni consigli che possono aiutarti

👉Diventare consapevoli del timore di restare sole: questo è il primo passo verso l'indipendenza
👉il bisogno di essere "salvata"può capitare  ma non come costante
👉Darsi degli obiettivi senza avere paura di fallire: quindi mettete in discussione tutti i pensieri negativi che vi fanno vedere il futuro come catastrofico.
👉Partire da ciò che vi piace senza chiedere necessariamente l'approvazione altrui

Se vuoi saperne di più  o ai dubbi e domande sono a tua disposizione


giovedì 4 ottobre 2018

Paura



"Fai almeno una volta al giorno una cosa che ti spaventi e vedrai che troverai la forza per farne altre" (Chiara Parenti - Per lanciarsi dalle stelle)












 Se la paura di sperimentarti in ciò che è nuovo è una costante fissa, leggi questo romanzo, ti aiuterà a capire come la vera forza per superare le paure inizia agendo!

😊Buona lettura e fammi sapere cosa ne pensi