martedì 2 ottobre 2018

Come possiamo allenare la resilienza?


Vi è mai capitato di dover affrontare un cambiamento imprevisto? Un evento negativo o stressante? Qualsiasi evento che vi abbia messo a dura prova?

Se la risposta è SI, saprete sicuramente quante emozioni vi assalgono come tristezza, ansia, frustrazione e come queste vi fanno sentire inadeguati e incapaci di poter affrontare il presente.
Cercate disperatamente soluzioni ma continuate a stare bloccati e a rimuginare sul negativo, strategie che non si rivelano efficaci, ma anzi, contribuiscono a  bloccarvi  e  a mettere in pausa la vostra vita.
Nelle occasioni difficili è importante portare fuori tutta la vostra energia e incrementare la vostra resistenza.
La capacità di resistere al cambiamento e di trasformare il negativo in  positivo si chiama in termini psicologici RESILIENZA.
La resilienza vi permette di cogliere il positivo, di adattarvi e vedere capacità che pensavate di non possedere. E' importante allenarci ad essere resilienti.

💁Quindi come possiamo allenarci nella quotidianità a
essere più resilienti? 

👊NON LAMENTATEVI: lamentarsi di una situazione o di quanto siete stati sfortunati incrementa il malessere. Provate  invece a concentrare l'attenzione sulle soluzioni partendo da ciò che possedete.

💪NON GIUDICATE LA SITUAZIONE: non giudicate la situazione come sbagliata, ingiusta, e così via. Cercate di dare una nuova interpretazione alla situazione, di vedere la realtà da una nuova prospettiva. 

💫CONCENTRATEVI SUL POSITIVO: prendete questo momento negativo come un momento di crescita, un'opportunità per scoprire lati della vostra personalità che non conoscete ancora.

BUON LAVORO!!








giovedì 13 settembre 2018

Primo giorno di scuola materna: come affrontarlo senza tragedie


Il primo giorno di scuola è un momento importante sia per il bambino che per il genitore che lo accompagna. E' un momento di cambiamento dove si lascia il conosciuto per vivere tante novità,   si iniziano a costruire nuove relazioni con amici e maestre e  si costruiscono nuove routine.

Il bambino vive tante emozioni prima fra tutte l'ansia da separazione dalla mamma e da tutte le routine vissute in precedenza. Spesso gestire queste emozioni per il bambino ma anche per il genitore non è semplice.
Vi darò qualche consiglio sperimentato da mamma di un bimbo di quattro anni. 
Oggi per me e per mio figlio è stato il primo giorno del suo secondo anno di scuola materna. E' andato tutto bene, ma  ricordo molto bene le emozioni che ho provato il suo primo giorno di distacco e come hanno influito su di lui. La prima volta non è facile separarsi dal proprio bambino, tutte le emozioni che proverete, sia positive che negative, sono normali e si possono gestire.  Imparerete a costruire un nuovo rapporto con il vostro bambino e a separarvi stando vicini.
Quindi inizio nel dirvi che è importante :
1) focalizzarsi sul positivo: per esempio parlare  al bambino di tutte le cose belle che ci saranno a scuola, i giochi, i bambini simpatici, le maestre, i disegni colorati appesi al muro
2) se è possibile visitare la scuola anche dall'esterno: far vedere al bambino il nuovo posto dove passerà qualche ora per giocare e imparare 
3) avere molta pazienza ed essere rassicuranti: se il bambino rifiuta di staccarsi da voi è importante rispettare i suoi tempi senza avere fretta. Il bambino deve avere il tempo di capire che lo state lasciando in un posto sicuro, dove potrà giocare e fare tante amicizie. quindi è importante mantenere la calma, essere sorridenti, spronarlo a giocare magari con voi in fase di inserimento. 
4) è importante fare un lavoro di consapevolezza e ascoltare le vostre emozioni e i vostri pensieri. Capire se tali pensieri sono utili o se stanno  in qualche modo amplificando le vostre emozioni come ansia e paura. Per esempio un pensiero come " il mio bambino si sentirà abbandonato"  influirà sul vostro comportamento rendendovi preoccupati, agitati, non sorridenti, e il bambino di conseguenza piangerà perché capirà che sta per capitare qualcosa di pauroso
5) ascoltare il bambino: lasciare che esprima tutte le sue emozioni relative alla scuola senza  soffocarle o sminuirle, il bambino si sentirà così sempre accompagnato  
6) in fine instaurare un buon dialogo con la maestra e condividere con lei qualsiasi vostra perplessità o dubbio

Buon inizio a tutti voi





lunedì 18 giugno 2018

Senso di colpa: come gestirlo?

Cos'è il senso di colpa
Il senso di colpa è un'emozione ci permette di rimediare se abbiamo commesso un danno a discapito di qualcuno.
Di fronte ad un danno oggettivo il senso di colpa ha una funzione sociale perché ci orienta a non fare del male agli altri, e qualora facessimo del male ci spinge a porre rimedio.

Quando il senso di colpa diventa pesante da sostenere?
Nel momento in cui non esiste nessun motivo o fatto  oggettivo per provare senso di colpa, cioè nessun danno oggettivo nei confronti dell'altro.
La nostra mente ci inganna e ci fa provare un'emozione che non ci aiuta ma anzi ci sabota e appesantisce. Si possono anche presentare reazioni fisiche come ansia, senso di soffocamento, stanchezza e svogliatezza.
Quello che ci succede quando proviamo senso di colpa negativo viene descritto molto bene in questa immagine:


Ci troviamo in una situazione dove sentiamo che qualcosa non va, ci chiediamo  cosa e arriviamo all'interpretazione  che quello che è successo dipende solo dalle nostre azioni, che avremmo potuto fare meglio, o aiutare un amico, o non lasciare all'asilo nostro figlio per andare al lavoro. Le  conseguenze sono negative per l'autostima  e venendo meno una valutazione oggettiva della situazione si verrà soprafatti da un forte senso di colpa che comprometterà la  salute.

Come gestire il senso di colpa negativo?
  1. Valutare se abbiamo commesso oggettivamente un errore
  2. Capire quali sono le nostre responsabilità
  3. Convincersi che non dipende tutto da noi, e che non abbiamo il controllo su tutto
  4. gli errori si possono riparare
Esempio:
la mamma  lascia il proprio bambino in casa con la baby sitter per rientrare al lavoro. Durante la sua assenza cade facendosi male. La mamma si sentirà in colpa e non vorrà più andare al lavoro. Si innesca il circolo vizioso e si annienta autostima e lucidità. Per gestire il senso di colpa negativo è necessario che la mamma analizzi l'eccessivo senso di responsabilità e colpevolezza che si attribuisce, come se dipendesse tutto da lei. E' importante che capisca  che non è tutto sotto il suo controllo, e che la caduta del bambino si sarebbe potuta verificare anche se fosse rimasta in casa. 





martedì 12 giugno 2018

Come essere felici?

Voglio condividere con voi un aforisma che ho letto oggi casualmente mentre facevo colazione in un bar di Cagliari: " Un'ora al giorno almeno, bisogna essere felici".  
Questo aforisma è la copertina di un libro redatto  dalla cooperativa ZANZARA, cooperativa sociale nata a Torino come progetto di creatività e integrazione nell’ambito del disagio mentale in difesa dei diritti umani, della libertà, e della giustizia.
Mi hanno colpito subito tre parole UN'ORA- BISOGNA- FELICI.
Queste parole mi hanno fatto  riflettere su come   essere felice. Non esiste una formula magica ma maggiore attenzione verso sé stessi, dedicarsi più spazio e tempo per vivere la propria felicità. 
Ma come dedicarsi più spazio? 
Rallentare i ritmi frenetici ritagliandoci un'ora almeno per fare ciò che ci piace; lasciare andare i sensi di colpa  che ci portano a procrastinare i nostri bisogni ritenendoli meno importanti di quelli altrui;
osservare il mondo con occhi nuovi focalizzando l'attenzione sul presente e su ciò che di positivo ho vissuto oggi.

La mia riflessione va sulla parola felicità, intendendola non come uno stato finale, ma come un'emozione da riscoprire giorno per giorno all'interno della  quotidianità, dedicandosi almeno UN'ORA DI TEMPO. Un percorso di crescita personale da realizzare quotidianamente per raggiungere  una nuova visione di sé e del mondo.

giovedì 28 settembre 2017

Settimane del benessere psicologico in sardegna: Incontri e seminari gratuiti con lo psicologo a cagliari




Vi comunico che nel mese di Ottobre si svolgerà l'evento dedicato al benessere psicologico, patrocinato dall'Ordine degli Psicologi della Sardegna. Verranno organizzati a Cagliari e in tutta la Sardegna seminari e workshop di divulgazione e di approfondimento psicologico. La partecipazione è gratuita ma è necessario prenotarsi contattando i singoli colleghi. Il  programma prevede  anche gli “Studi aperti”, cioè un primo incontro conoscitivo con lo psicologo. Anche in questo caso è necessaria  la prenotazione. Nella locandina sopra troverete i miei seminari e ogni venerdì il mio studio sarà aperto per incontri conoscitivi gratuiti. Ricordo  che è necessario prenotarsi, pertanto vi lascio il mio recapito telefonico e mail:  3204566956 
dafneguandalini@live.com 

A presto

Dott.ssa Guandalini Dafne




























L'Assertività mi può aiutare a gestire la rabbia?

Quando salgono i toni nella comunicazione cosa possiamo fare? 
Come possiamo gestire l'aggressività e non distruggere  la nostra relazione o rapporto di amicizia?

La soluzione si trova nell'assertività.

Ma di cosa si tratta? Cos'è l'assertività?

"L'assertività,  parola che ha origine dal latino "asserere" che significa "asserire", è uno stile di comportamento che consiste nella capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni e opinioni senza tuttavia offendere né aggredire l'interlocutore" (Wikipedia).
Quindi per una comunicazione assertiva è importante riconoscere  i propri bisogni, emozioni e desideri ed esprimerli nel rispetto di sé e dell'altro.

 Da dove iniziare? 

👉  Il nostro primo passo sarà acquisire più amore per noi stessi  e incrementare l' autostima. Solo chi ama sé stesso riconosce i propri bisogni e non li soffocherà incrementando rabbia e frustrazione. Potrà quindi mettersi in relazione con gli altri senza sentirsi né inferiore né superiore. E si riconoscerà il diritto di esprimersi perché si sente allo stesso livello degli altri. Come inizio Vi consiglio questo esercizio: annotate su un foglio, ogni giorno, una qualità positiva che vi appartiene. Riconoscendovi delle qualità imparerete a riconoscere del positivo in voi, imparerete ad ascoltare i vostri bisogni e  questo vi aiuterà  a esprimervi. 


👉 E' importante non giudicare l'altro. Per agevolare questo tipo di comunicazione,  esercitatevi a fare affermazioni che iniziano con il pronome "io" piuttosto che "tu".  Seguite questo schema:

Descrivete quello che provate così “Io mi sento”, continuate descrivendo il comportamento dell'altro che vi da fastidio usando la frase "quando tu" aggiungete " perché" per far capire come il comportamento è legato alla vostra emozione e infine concludete dicendo ciò che voi volete " Io voglio...". In pratica la frase può essere: "Io mi sento arrabbiata – Quando non mi ascolti – Perché mi sento ignorata – E vorrei che tu mi considerassi di più”. Otterrete più risultati   rispetto al messaggi tu “E’ colpa tua – Quando tu non mi ascolti – Perché mi sento ignorata – Tu sei un egoista”. Quando siamo arrabbiati  spesso  ci sfoghiamo direttamente con la persona rivolgendogli tutte le cause del nostro malessere. Le  conseguenze alle volte sono incalcolabili. E' ovvio che esprimere la nostra rabbia contro la persona che ci ha deluso ci libera temporaneamente dal fastidio, ma nel lungo termine potrebbe aggravare la situazione fra noi e l'ambiente. Ambiente che rappresenta gran parte della nostra vita e delle nostre relazioni. Rivolgete  quindi la vostra rabbia al comportamento che non condividete  piuttosto che direttamente all' interlocutore.

👉 Cercate di orientare la rabbia alla soluzione del problema. In un posto tranquillo, provate a respirare profondamente e a immaginare tutte le possibili soluzioni. Scrivetele su un foglio e poi decidete quale e' più efficace in quella situazione. In questo modo starete trasformando la rabbia in creatività.

lunedì 19 giugno 2017

Come gestire la rabbia con la psicoterapia cognitivo comportamentale?

La rabbia come la paura è un'emozione di base fondamentale per la nostra sopravvivenza. Ci segnala infatti che qualcosa ci sta intralciando nel raggiungimento di un'obiettivo. Di conseguenza la rabbia si manifesterà con reazioni che fanno parte dell'impulso di " lottare, fuggire o bloccarsi" davanti alle minacce e rappresentando la parte combattiva.
Le reazioni di rabbia possono essere positive quando aiutano a farsi valere con fermezza mantenendo buone capacità di ragionamento, ma possono essere anche essere negative quando  provocano conseguenze distruttive e l'aggressività è eccessiva.









Come gestire quindi la rabbia negativa con la psicoterapia cognitivo comportamentale?

  1.  Riconoscere prima di tutto i segnali di preavviso.  La rabbia si manifesta con cambiamenti fisici importanti come aumento del battito cardiaco, sudorazione, tensione muscolare, digrignare i denti, sensazione di tensione. Ascoltando consapevolmente il nostro corpo  prima che la rabbia annebbi la nostra mente, possiamo decidere di non farci sopraffare da questa e trovare  soluzioni più adatte alla situazione
  2. Rinunciare ad avere sempre l'ultima parola: quando il litigio può portare a reazione eccessivamente aggressive e a entrare in un circolo vizioso senza via d'uscita, preferire il time out evitando di esprimere comunque la propria opinione. Quindi  è più efficace bloccare la discussione e riprenderla quando si sarà più calmi. Inoltre è stato messo in evidenza da Wells,  consulente presso il Dipartimento di psicologia Clinica dell'università di Manchester  (2012), che rimanere fermi senza fare nulla quando si è arrabbiati permette al "pensiero arrabbiato" semplicemente di poter andare via così come è arrivato, senza essere alimentato con ulteriori attività di sfogo che possono mantenerlo attivato e vivido
  3. Fare esercizio fisico per liberare energia negativa  accumulata durante il giorno
  4. Fare esercizi di respirazione quando si avvertono i segnali di preavviso. se è possibile allontanarsi  si possono chiudere gli occhi per qualche minuti e concentrarsi su inspirazioni ed espirazioni
  5. Tenere un diario delle situazioni che attivano la rabbia negativa e di tutti i pensieri negativi che incrementano la rabbia.  Esempio di PENSIERO NEGATIVO : " se evito lo scontro sono una persona debole". E' importante non credere a tutti i pensieri ma metterli in discussione sostituendoli con pensieri più realistici e positivi.

Dott.ssa Dafne Guandalini
Psicologa Psicoterapeuta
Ricevo ad Assemini
Piazza della Conciliazione 3